Ho letto della proposta del Ministro del Turismo
di spostare le maratone dai centri storici ai borghi perché, a suo dire,
"bloccano le città", definendola addirittura "l'uovo di
Colombo".
Ho pensato e sperato di non aver capito bene e che
si sia trattato di una provocazione.
Manifestazioni come la Maratona di Roma non sono
un problema di viabilità. Sono uno straordinario motore di sviluppo economico,
turistico, sociale e culturale. Muovono decine di migliaia di runner e
accompagnatori provenienti da ogni continente, riempiono alberghi, ristoranti,
negozi, servizi e generano un indotto che vale milioni di euro. Sono eventi che
producono valore per i territori ben oltre la giornata della gara.
Pensare che una manifestazione con oltre 40.000
partecipanti possa essere semplicemente trasferita in un borgo significa
sottovalutare la complessità organizzativa di questi grandi eventi. Ma
soprattutto significa non cogliere il motivo per cui migliaia di persone
scelgono di partecipare.
Chi corre una maratona a Roma non cerca soltanto
una competizione. Cerca un'esperienza irripetibile: attraversare il Colosseo, i
Fori Imperiali, Piazza Venezia, Castel Sant'Angelo, vivere il patrimonio
storico e artistico italiano correndo in uno dei luoghi più iconici del
pianeta. È questo il valore aggiunto che rende le grandi maratone urbane un
fenomeno globale e uno straordinario strumento di promozione internazionale.
Naturalmente i borghi rappresentano una ricchezza
immensa. Sono una parte fondamentale dell'identità italiana e meritano
strategie dedicate per essere valorizzati. Anche il turismo sportivo può e deve
contribuire a questo obiettivo.
Noi per esempio, nel nostro piccolo con Fondazione
SportCity e Terre di Sport, stiamo cercando di dimostrarlo con la Green Run
& Walk tra Spello e Assisi: un progetto che unisce sport, benessere,
sostenibilità e valorizzazione del territorio, dimostrando come gli eventi
possano diventare un motore di sviluppo anche per realtà di dimensioni più
contenute.
Ma proprio questa esperienza ci insegna che non ha
senso contrapporre i borghi alle grandi città, né gli eventi diffusi alle
grandi maratone internazionali. Sono due asset diversi e complementari, capaci
di intercettare pubblici differenti e di contribuire, ciascuno con la propria
specificità, alla crescita del turismo italiano.
Per una domenica all'anno le nostre città non
vengono "bloccate". Accade esattamente il contrario: vengono liberate
dalle automobili, riconsegnate alle persone, trasformate in un grande spazio
pubblico dove convivono sport, salute, inclusione, partecipazione e promozione
del Paese. Ridare centralità ai borghi tramite sport e
benessere è il futuro.
Si tratta di grandi opportunità che il nostro
Paese ha davanti. Occorre visione, competenza e una strategia capace di mettere
in rete città, borghi, grandi eventi e manifestazioni diffuse. Perché non si tratta di scegliere tra Roma e i
borghi d'Italia. Si tratta di valorizzare entrambi, ciascuno per ciò che sa
offrire.
Le semplificazioni possono funzionare come slogan.
Molto meno nelle politiche di sviluppo.
E il turismo sportivo, oggi, merita politiche
all'altezza del suo valore.
*Presidente SportItaliae