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Non vogliamo più stare a guardare
A 22 anni c’è una cosa che mi colpisce quando sento parlare del rapporto tra i giovani e lo sport. Quasi sempre si parte da quello che non facciamo più.Non guardiamo una partita per novanta minuti. Non abbiamo pazienza. Stiamo troppo sul telefono. Preferiamo gli highlights.Può essere.Ma forse non ci stiamo allontanando dallo sport. Lo stiamo semplicemente vivendo in un altro modo.Oggi una partita non comincia più con il fischio d’inizio e non finisce quando l’arbitro manda tutti negli spogliatoi. Prima guardiamo la formazione, durante cerchiamo una statistica o scriviamo agli amici, dopo arrivano video, commenti, immagini e highlights.Alla fine, viene quasi da chiedersi: l’abbiamo soltanto guardata?Una volta la divisione sembrava più chiara. C’erano gli atleti e c’erano gli spettatori. Loro facevano sport, noi li guardavamo.Oggi quel confine è meno netto.Posso vedere qualcuno correre una maratona e subito dopo controllare quanti chilometri ho fatto io quella settimana. Posso conoscere un atleta attraverso Instagram prima ancora di aver visto una sua gara. Posso guardare un tempo su uno schermo e pensare subito al mio.Non significa sentirsi campioni.Significa sentirsi un po’ più dentro.Anche i numeri raccontano qualcosa. Deloitte ha rilevato che oltre il 90% dei tifosi Gen Z e Millennial coinvolti nelle sue ricerche usa i social per contenuti sportivi, dagli highlights alle notizie e ai commenti.La conclusione più facile sarebbe dire che abbiamo perso la capacità di concentrarci.Non credo sia tutta qui.Il telefono che ci distrae da una partita è lo stesso che registra una corsa, ci fa scoprire un atleta, ci mostra un nuovo sport o ci mette in contatto con qualcuno con cui allenarci.E qualche volta, invece di tenerci sul divano, ci porta fuori.Negli ultimi anni sono cresciuti i run club, le community sportive, le gare aperte a tutti. Strava, alla fine del 2025, dichiarava più di 180 milioni di utenti e una forte crescita dei club di corsa presenti sulla piattaforma.Ma basta anche guardarsi intorno.C’è chi prepara la prima mezza maratona, chi va in palestra, chi gioca a padel, chi corre con gli amici, chi prova HYROX. Persone che probabilmente non vinceranno mai una medaglia ma che hanno comunque fatto entrare lo sport nella propria vita.Non sono campioni.Ma non sono nemmeno soltanto spettatori.Sono dentro.Forse è questo che mi interessa di più dello sport di oggi.Nelle grandi maratone corrono i migliori del mondo, ma sullo stesso percorso arrivano anche migliaia di persone normali. Magari il giorno dopo torneranno al lavoro o all’università. Però per qualche ora hanno avuto lo stesso traguardo davanti.La distanza dal campione resta enorme.Ma puoi dire: c’ero anch’io.E secondo me queste tre parole spiegano parecchio.Perché “c’ero anch’io” è diverso da “l’ho visto”.Non penso che la mia generazione voglia uno sport più facile o fatto soltanto di video da quindici secondi. Una finale olimpica resta una finale olimpica. Una maratona resta lunga 42 chilometri, anche se poi ne pubblichiamo dieci secondi sui social.È cambiato il modo in cui ci mettiamo dentro quello che guardiamo.Possiamo seguire una gara la mattina e andare a correre il pomeriggio. Ammirare un campione e poi controllare il nostro piccolo miglioramento sull’orologio. Guardare gli altri e, nello stesso tempo, voler provare qualcosa noi.Certo, qualcosa rischiamo anche di perderlo.La pazienza, per esempio.Un highlight mostra un gol, ma non sempre racconta tutto quello che è successo prima. Gli ultimi cento metri di una corsa possono essere bellissimi, ma senza i chilometri precedenti manca una parte della storia.Forse la sfida è proprio questa: usare tutto quello che abbiamo oggi senza trasformare lo sport in un contenuto qualsiasi.Perché lo sport può anche essere lento. Può annoiare. Può chiedere tempo.Come chiede fatica quando lo fai davvero.Per questo non sono convinto che i giovani stiano abbandonando lo sport.Forse abbiamo semplicemente smesso di accontentarci di guardarlo.Continuiamo ad accendere uno schermo per vedere cosa sono capaci di fare gli altri.Solo che, ogni tanto, quando lo schermo si spegne, viene voglia di infilarsi le scarpe.E vedere cosa sappiamo fare noi.
Immagine generata con l'intelligenza artificiale.
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