C’è chi comincia a correre a sessant’anni, chi riscopre la bicicletta dopo la pensione e chi difende la propria autonomia con una passeggiata quotidiana. Non occorrono un cronometro, un podio o un record da battere per essere sportivi. A volte la vittoria più importante consiste semplicemente nel non fermarsi. La Giornata internazionale delle persone anziane, celebrata il 1° ottobre e istituita dalle Nazioni Unite, richiama l’attenzione sul ruolo degli anziani nella società e sul loro diritto a vivere questa fase della vita in salute, sicurezza e piena partecipazione. In questo percorso l’esercizio fisico occupa un posto decisivo: non promette l’eterna giovinezza, ma può aiutare a conservare più a lungo energia, indipendenza e qualità della vita. In Italia quasi una persona su quattro ha almeno 65 anni. Il tema, dunque, non riguarda una minoranza, ma il futuro dell’intero Paese. E qualcosa sta cambiando. Secondo l’Istat, tra il 2003 e il 2023 la percentuale degli over 64 impegnati in una disciplina sportiva è più che raddoppiata, passando dal 6,7 al 16,4 per cento. Nel 2024 la pratica ha interessato il 23,3 per cento delle persone tra i 65 e i 74 anni e l’8,1 per cento degli over 75. Numeri ancora contenuti, soprattutto nelle fasce più avanzate, ma sufficienti a mettere in discussione il vecchio luogo comune che associa lo sport soltanto alla giovinezza e alla prestazione. Anche la parola “sport” va liberata da qualche equivoco. Non significa necessariamente affrontare una gara o sottoporsi ad allenamenti estenuanti. Per l’Organizzazione mondiale della sanità è attività fisica ogni movimento del corpo che comporti un consumo di energia: camminare, pedalare, nuotare, ballare, fare ginnastica o scegliere le scale al posto dell’ascensore.
Per chi ha superato i 65 anni, l’OMS raccomanda tra 150 e 300 minuti settimanali di attività aerobica moderata, oppure tra 75 e 150 minuti a intensità più elevata, sempre in rapporto alle condizioni personali. A questa base andrebbero affiancati esercizi per la forza muscolare e l’equilibrio. L’indicazione più preziosa, però, è anche la più semplice: poco è meglio di niente e si può cominciare gradualmente. Gli effetti coinvolgono l’intero organismo. Una vita attiva contribuisce alla salute del cuore, al controllo della pressione, del peso e della glicemia; sostiene ossa e muscoli e favorisce il sonno, l’umore e le funzioni cognitive. C’è poi un risultato essenziale per la sicurezza quotidiana: la prevenzione delle cadute. Una revisione scientifica esaminata dall’OMS, basata su 64 studi e oltre 14 mila partecipanti, ha rilevato che programmi ben strutturati riducono del 23 per cento il tasso di cadute tra gli anziani che vivono nella comunità. Le attività dedicate all’equilibrio e alle capacità funzionali hanno fatto registrare una riduzione del 24 per cento. I vantaggi, però, non entrano tutti in una cartella clinica. Un corso di ginnastica dolce, un gruppo di cammino o una nuotata in compagnia sono anche occasioni per uscire di casa, creare legami e contrastare la solitudine. Avere un appuntamento, incontrare altre persone e condividere un piccolo obiettivo restituisce ritmo alle giornate e rafforza il senso di appartenenza. Lo sport diventa così non soltanto cura del corpo, ma relazione e presenza nella comunità.
Non esiste, naturalmente, una formula valida per tutti. L’età scritta sulla carta d’identità racconta solo una parte della storia: c’è chi a settant’anni affronta una maratona e chi ha bisogno di un percorso adattato e supervisionato. In presenza di patologie, limitazioni o dopo un lungo periodo di inattività, è opportuno confrontarsi con il medico e affidarsi a personale qualificato. Il traguardo non è sfidare gli anni con imprese eccezionali, ma individuare un’attività sicura, piacevole e compatibile con le proprie possibilità. La partita si gioca anche fuori dalle palestre. Marciapiedi percorribili, parchi curati, panchine, illuminazione, impianti raggiungibili e proposte dai costi accessibili possono separare il desiderio di uscire dalla concreta possibilità di farlo. Rendere una città adatta alle persone anziane significa renderla più vivibile per tutti. Per questo la promozione di una vita attiva richiede il contributo di istituzioni, associazioni, federazioni, tecnici, medici e famiglie.Gli anni passano per tutti, ma non devono necessariamente portarci ai margini. Ogni passo compiuto oggi può difendere un pezzo della libertà di domani. Perché il tempo non si ferma, ma possiamo allenarci ad attraversarlo.
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