Se il padel è stato il fenomeno sportivo dell'ultimo decennio, il prossimo nome da imparare potrebbe essere pickleball. Fino a pochi anni fa era una curiosità confinata a qualche circolo americano, oggi riempie impianti, attira investimenti e conquista un pubblico sorprendentemente trasversale. Non è soltanto una nuova disciplina di racchetta: è un modo diverso di vivere lo sport, meno ossessionato dalla prestazione e molto più orientato alla partecipazione.
La sua storia è singolare. Nato negli Stati Uniti negli anni Sessanta quasi per gioco, il pickleball è rimasto a lungo una pratica di nicchia. Poi qualcosa è cambiato. Negli ultimi cinque anni ha iniziato a crescere a una velocità che nessun'altra disciplina sportiva è riuscita a eguagliare. Secondo la Sports & Fitness Industry Association, l'associazione che monitora la partecipazione sportiva negli Stati Uniti, nel 2025 i praticanti hanno raggiunto quota 24,3 milioni, mentre nel 2020 erano poco più di 4 milioni. Un incremento che racconta meglio di qualsiasi slogan quanto rapidamente questo sport sia entrato nelle abitudini degli americani.
A renderlo così popolare è una formula tanto semplice quanto efficace. Il campo è più piccolo di quello da tennis, la pallina è leggera e rallenta naturalmente gli scambi, le regole si apprendono in pochi minuti. Chi non ha mai preso in mano una racchetta riesce a giocare quasi subito, mentre chi arriva dal tennis o dal padel scopre una disciplina tattica, veloce e tutt'altro che banale. È uno di quei rari sport in cui il divertimento arriva prima della tecnica.
L'Europa ha iniziato a osservare il fenomeno con curiosità, poi ha deciso di seguirlo. In Spagna, nel Regno Unito, nei Paesi Bassi e in Francia i campi aumentano di anno in anno e i tornei registrano una partecipazione crescente. L'English Open, organizzato da Pickleball England, è passato dai poco più di trecento iscritti delle prime edizioni ai 2.350 giocatori del 2025, provenienti da quarantuno Paesi. I posti disponibili sono stati esauriti in poche ore, un dato che restituisce bene il clima di entusiasmo che circonda questa disciplina.
Anche l'Italia si sta muovendo con decisione. La Federazione Italiana Tennis e Padel ha scelto di investire sul pickleball inserendolo stabilmente nella propria organizzazione sportiva, con tesseramenti dedicati, formazione degli istruttori e competizioni ufficiali. È una scelta che sta già producendo effetti concreti. La FITP comunica che nel 2025 i tesserati hanno raggiunto quota 11.917 e che alla fine di marzo 2026 erano già 6.619, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Ancora più impressionante è il numero dei tornei: nei primi tre mesi del 2026 la piattaforma TPRA ne ha registrati 672, mentre nello stesso periodo del 2025 erano appena 21.
Numeri che raccontano una crescita, ma non spiegano fino in fondo perché il pickleball stia conquistando così tante persone. La risposta va cercata fuori dal campo.
L'Italia è uno dei Paesi più longevi del mondo e l'invecchiamento della popolazione pone una sfida sempre più evidente: trovare attività che permettano di mantenersi attivi senza richiedere sforzi proibitivi. Il pickleball sembra rispondere perfettamente a questa esigenza. Gli spostamenti sono contenuti, il servizio si esegue dal basso, le articolazioni vengono sollecitate meno rispetto ad altri sport di racchetta. Si gioca con intensità diverse, adattando il ritmo alle proprie capacità, senza rinunciare al piacere della competizione.
Ridurre tutto agli over 60 sarebbe però un errore. I dati americani mostrano che il pickleball piace sempre di più anche ai giovani adulti. Sui campi è facile vedere studenti universitari giocare insieme ai pensionati, genitori affrontare i figli, coppie miste condividere la stessa partita. In un'epoca in cui molte attività tendono a dividere le persone per età, livello tecnico o condizione fisica, questa disciplina riesce a fare il contrario: costruisce occasioni di incontro.
È probabilmente questo il suo valore più interessante. Il pickleball non vende l'idea dell'atleta perfetto, ma quella di una comunità che si ritrova attorno a un campo. Si arriva per fare movimento, si resta a parlare dopo la partita. Le classifiche esistono, i tornei anche, ma non sono l'unico motivo per impugnare una racchetta.
Ogni stagione sportiva porta con sé una novità destinata a catturare l'attenzione per qualche mese. Il pickleball sembra appartenere a un'altra categoria. Cresce perché intercetta bisogni profondi: il desiderio di stare insieme, di muoversi senza ansia da prestazione, di praticare uno sport che non chieda di scegliere tra benessere e divertimento. Se continuerà a svilupparsi con questo ritmo, tra qualche anno non ci sorprenderà più vedere un campo da pickleball accanto a quelli da tennis e da padel. La vera sorpresa sarà ricordare quando sembrava soltanto una moda americana.
Credits foto: Picklerpeej/wikipedia.com