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La torcia olimpica e il parco solare
Alex Langer, un pioniere dell'ambientalismo, in realtà un cittadino con una sensibilità verde che altri non hanno, e nemmeno sanno dove stia di casa, diceva: "La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile". Esiste un ambiente più...ambiente dello sport? Non è, non siamo noi dello sport una espressione della società che è desiderabile per tanti e ovunque? E' vero che gran parte delle rivoluzioni nello sport sono lente e sono realizzate per regolamento, ma come è possibile che non sia lo sport il principale motore, una fonte di energia, dio un cambio, di uno scatto verde dell'opinione pubblica ?Di nuovo, la solita considerazione: se l'importante è partecipare, perché lo sport tace, si guarda bene dallo spendersi per un tema rilevante per la sua stessa esistenza (e non si parla solo delle Olimpiadi Invernali, ciclisti e tennisti che svengono per il caldo, nuotatori che devono affrontare invece che le acque aperte quelle bollenti)?Guardiamo il foglio con alcuni dei punti che possiamo provare ad unire nel gioco estivo di quelli che, appunto per gioco, dunque molto seriamente, disegnano una realtà se non alternativa possibile. Notizia dei giorni scorsi: Plenitude, cioè Eni, cioè, per capirci, il title sponsor della Serie A di calcio, il partner dei Giochi Olimpici per, con Coca Cola, il viaggio della fiamma olimpica, ha avviato in Spagna la produzione del secondo blocco fotovoltaico Renopool. Si tratta del più grande progetto solare costruito dalla società nel mondo. Un impianto del genere, e noi siamo abituati a chiamare casa nostra impianto sportivo, funziona non da solo, ma perché tanti elementi sono messi in rete. E un impianto del genere ha bisogno di spazio: uno spazio grande può anche essere la somma di tanti spazi medi. La Spagna è leader in Europa nelle energie rinnovabili con ...contributo italiano: Endesa, che ad esempio è sponsor del basket, o baloncesto che dir si voglia, è una azienda di Enel. La rete di cui si parla noi la chiamiamo, di solito, gioco di squadra. È il principio stesso alla base del viaggio della torcia: per portarla da Roma, partenza il 6 dicembre, a Milano, il 6 febbraio, sono serviti oltre 10 mila tedofori, e lasciamo stare le polemiche sulla selezione. Ognuno ha fatto la sua parte, e tutti potevano reggere l'impegno proprio perché si trattava di 300 metri, non di una maratona. Non solo: ogni tedoforo passava la fiamma al successivo. Ecco, spiegate così, cono sono le CER, le Comunità Energetiche basate sulle Rinnovabili. Possiamo mettere in rete uno stadio, ovvero uno spazio che d'estate va in vacanza, proprio quando, verosimilmente, aumentano le ore di irraggiamento solare, con un palasport, il cui tetto è esposto al sole 12 mesi all'anno. Serve, ovvio, uno scatto di fantasia. E serve, in questa estate italiana in cui ogni attività sembra rilevante solo per l'indotto che genera, con numeri che ormai nessuno controlla più, sembra che la gara sia a chi la spara più grossa, quantificare il business per convincere gli indecisi e i pavidi. In questa estate italiana, già così lontana dall'inverno olimpico, abbiamo imparato che i 10 mila tedofori hanno ricevuto un ringraziamento a posteriori per la loro frazione: 3 mila di loro possono acquistare una torcia a più di 4 mila euro. Capito che business l'energia?
(Secondo articolo della serie "L'importante è partecipare" a cura di Corsolini).
Credits foto: coni.it