La partecipazione è una forma di comunicazione. Parole che pesano, eppure sono leggere come  quelle di un inno possibile per l'estate 2026. Non ci stiamo liberando dei social, non ci riusciremo mai, non ci riusciremo più, ma stiamo imparando a pesarli, forse ancor più a usarli per cercare una luce in fondo al tunnel. Poi, ognuno è libero: voltarsi dall'altra parte, o appunto incamminarsi lungo il tunnel e scoprire un'emozione possibile, perché condivisa con altri.

Cerchiamo i segnali, cominciano a essere troppi per non accorgersene. Ad esempio, Milano al tempo delle Olimpiadi: ci ritrovavamo ogni giorno tutti all'Arco della Pace richiamati dal braciere olimpico leonardesco, dalla musica di Cacciapaglia. In rigoroso silenzio, smartphone usato come registratore e come...certificato elettorale: sono qui per dare il mio voto ai Giochi, questo è il mondo che voglio. Cinque minuti bastavano per tornare a respirare, per fare la riserva di aria buona, pulita. A Parigi è dal 2024 che il rito si ripete ogni estate: dal 21 giugno al 16 settembre quest'anno, e si andrà avanti fino al 2028, il braciere volante si alza fino a 60 metri di altezza e proietta la sua benedizione sui Giardini Tuileries. Peccato solo che il braciere lo chiamino Vasque: la magia riesce lo stesso.

Un tempo, quando c'era il Concorde, Parigi-New York era un viaggio di 3 ore e 40 minuti. Adesso, al tempo dei social, il viaggio dura un attimo e ti porta nella storia e nel futuro, soprattutto nel presente di una città felice, grata ai Knicks non semplicemente di aver vinto il titolo Nba dopo 1953 ma appunto di aver indicato un tunnel: se resisti al buio, poi arriva la luce

Il mondo brutale di oggi si vede ancora, e lo sappiamo bene noi per il braccio di ferro Meloni-Trump: nei video di New York i proprietari dei Knicks ricevono le chiavi della città dal sindaco Mandani senza guardarlo in faccia. In compenso il suo discorso, mai egoriferito, sempre dedicato alla città, è una specie di Mandani24 che continui a trovare, ogni volta scoprendo una intuizione diversa, roba che quasi manda in pensione il monologo di Al Pacino in Ogni maledetta domenica. Mandani parla dello 0,04% di possibilità che a un certo punto era rimasto ai Knicks e su quelle briciole costruisce un manifesto, lega i giocatori del titolo del '73 a quelli dell'anello di oggi, cita quelli che nel frattempo sono stati comunque eroi della città, come se davvero sul mantello di Batman ci fosse lo stemma della squadra. La gente canta, tanto può pescare in un repertorio ampio, da Frank Sinatra, a Billy Joel, ad Alicia Keys. La gente si mescola, i tanti tifosi vip si prendono la vetrina ma non la occupano, la condividono con persone di ogni tipo, di ogni età.

I sociologi stanno facendo gli straordinari: New York sembra una seduta di analisi collettiva e pubblica. Il riassunto è di uno, chiamiamolo il tifoso anonimo, in nome di tutti, che dice: "Non ho mai visto così tanta gente guardarsi in faccia invece che fissare lo schermo dello smartphone".

Il contagio, termine che ci faceva paura al tempo dei covid, mentre adesso abbiamo imparato, forse ricordato, che virale può essere anche un esempio positivo, dalla parata per la vittoria dei Knicks che ha colorato di blu e arancio la città si allarga ai Mondiali di calcio. Ci facevano paura alla vigilia, continuano a essere un evento non perfettamente sincero, però anche dagli...stadi uniti ci arrivano segnali che indirizzano verso il tunnel che non ci deve più fare paura: i tifosi che si mescolano, i reali olandesi che scendono negli spogliatoi per ballare con la squadra, i giapponesi che puliscono, i norvegesi che remano, feste celebrate anche per un primo punto nella storia.

La partecipazione come forma di comunicazione. Lo sport è questo: basta ricordarselo. Il risultato conta, ma non è tutto. E noi lo sappiamo bene, diciamo dal 1983, dai tempi di Grazie Roma di Antonello Venditti: cosa è "che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo'", e poi "cos'è che batte forte, forte, forte in fondo al cuore che ci toglie il respiro e ci parla d'amore'". Siamo noi, la squadra e la città del cuore, lo sport praticato in famiglia e trasmesso come un codice genetico, il calendario che ci ha tenuto unito con battesimi, matrimoni, esami: stronger, faster, higher, communiter. In una parola: insieme. (Nono articolo della serie "L'importante è partecipare" a cura di Corsolini).


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