Il 25 agosto 1960 Roma non inaugura soltanto un'Olimpiade.
Inaugura una nuova immagine di sé.
Alle ore 18, nello Stadio Olimpico appena completato, prende il via la XVII Olimpiade dell'era moderna. Oltre cinquemila atleti provenienti da 83 Paesi sfilano davanti a decine di migliaia di spettatori e a centinaia di milioni di persone che seguono l'evento attraverso la televisione, sempre più presente nelle case europee. Per l'Italia è un appuntamento storico: per la prima e finora unica volta, la capitale ospita i Giochi Olimpici estivi. Per comprendere il significato di quella giornata bisogna tornare indietro di qualche anno.
L'Italia del 1960 è il Paese del boom economico. Le automobili riempiono le strade, le industrie crescono, la televisione entra nelle case. Nelle sale cinematografiche è appena arrivato La Dolce Vita di Federico Fellini, destinato a diventare uno dei simboli culturali del Novecento. Roma vive una stagione di straordinaria vitalità, sospesa tra storia millenaria e modernità.
Le Olimpiadi diventano il palcoscenico perfetto per raccontare questa trasformazione.
La città si prepara con grandi opere infrastrutturali e impianti destinati a lasciare un segno duraturo. Nascono o vengono completati il Villaggio Olimpico, il Palazzetto dello Sport progettato da Pier Luigi Nervi, il Palazzo dello Sport dell'EUR e numerose opere viarie che contribuiscono a ridisegnare il volto della capitale. Quando la fiamma olimpica si accende, nessuno può immaginare che quei Giochi saranno ricordati come uno dei momenti più iconici della storia dello sport.
Tra i protagonisti c'è un giovane pugile americano di 18 anni che si chiama Cassius Clay.
Arriva a Roma dopo aver dichiarato di avere paura di volare. Secondo il racconto diventato celebre negli anni successivi, durante il viaggio porta con sé un paracadute per ogni evenienza. Sul ring conquista l'oro nei pesi mediomassimi mostrando già il carisma e la velocità che lo renderanno famoso come Muhammad Ali.
C'è poi un impiegato etiope della Guardia Imperiale che si allena correndo da casa al lavoro sugli altopiani di Addis Abeba. Si chiama Abebe Bikila.
La sera del 10 settembre prende il via della maratona attraverso le strade illuminate di Roma. Corre scalzo perché le scarpe messe a disposizione dagli sponsor gli provocano dolore ai piedi. Passa davanti al Colosseo e all'Arco di Costantino, stacca gli avversari e vince in 2 ore 15 minuti e 16 secondi, nuovo record mondiale. È il primo atleta africano dell'Africa subsahariana a conquistare un oro olimpico.
L'Italia trova il suo eroe in Livio Berruti. Torinese, studente di chimica, corre con gli occhiali da sole che diventeranno il suo marchio di fabbrica. Nella finale dei 200 metri eguaglia il record mondiale con 20"5 e conquista una delle medaglie più amate della storia dell'atletica italiana. Lo Stadio Olimpico esplode. Ancora oggi quella vittoria viene ricordata come una delle immagini simbolo dello sport azzurro. A rendere uniche le Olimpiadi di Roma non sono soltanto i campioni.
Sono le immagini. La maratona che attraversa i monumenti dell'antichità, le gare disputate alle Terme di Caracalla, la cerimonia d'apertura nello Stadio Olimpico, l'incontro tra la grande storia romana e il mondo moderno.
Per molti osservatori internazionali, Roma 1960 rappresenta il momento in cui l'Italia si presenta definitivamente come una nazione moderna, dinamica e aperta al mondo.
Sessantasei anni dopo, quelle Olimpiadi continuano a occupare un posto speciale nella memoria collettiva. Non soltanto per le medaglie o per i record. Perché per alcune settimane lo sport riuscì a raccontare un Paese intero. Un Paese che guardava avanti e che, sotto gli occhi del mondo, trovò il modo di trasformare la propria rinascita in uno spettacolo indimenticabile.
Credits foto: wikipedia.org