Ci ritroviamo, dopo 14 anni, a parlare di nuovo del doping di Schwazer. In quello che sembra un gigantesco Gioco dell’Oca, si ritorna sempre al punto di partenza. Non basta un articolo per snocciolare questa complessa epopea dell’Eroe dei nostri giorni, che vince, cade, si rialza, ricade ma questa volta con la complicità dei mostri del doping e poi si rialza ancora dopo 8 anni di lunga squalifica per dire ci sono ancora, passano gli anni ma vado ancora più forte, più forte di quando sono diventato campione olimpico a 24 anni.

Cade per la terza volta, ma non si rialzerà più. Ma siamo nell’epoca dei social dove tutti si ergono a giudici, dalla nazionale di calcio fino a Garlasco, figuriamoci se non possiamo dissertare su un atleta della disciplina certamente faticosa, nobile ma anche povera come la marcia.

E allora, come Mosè spartì le acque, ecco da una parte i colpevolisti e dall’altra gli innocentisti. Tutti con la verità in tasca, ma poca cognizione su regole, procedure, atti, verbali, figuriamoci poi sulle analisi delle urine.

Poi bastano due docufilm su Repubblica fatti bene, qualche comparsata in televisione, una serie di interviste alle Iene senza alcun contraddittorio e senza domande scomode, e per concludere una “fiction” su Netflix e il nuovo Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento è servito in pasto all’opinione pubblica.

Ma chi legge le 406 pagine dell’indagine Olimpia? Chi legge gli atti del processo ai grandi accusati Fiorella, Fischetto e Bottiglieri (tutti assolti)? Chi legge gli atti del dibattimento preliminare che porterà il PM Bramante a chiede l’archiviazione ma al tempo stesso definire la teoria del complotto “una congettura”? Chi analizza la frase del GIP Pelino: “…accertato con alto grado di credibilità razionale che i campioni d’urina prelevati ad Alex Schwazer l’1.01.2016 siano stati alterati allo scopo di farli risultare positivi e, dunque, di ottenere la squalifica ed il discredito dell’atleta come pure del suo allenatore, Sandro Donati”.

Chi ha poi seguito l‘inchiesta per trovare i colpevoli di questa alterazione “accertata con alto grado di credibilità razionale”? Chi sa che l’inchiesta durata due anni non ha trovato un minimo di prova e quindi è stata archiviata?

Restano inevasi i quesiti: Chi, come, quando, perché avrebbero dovuto alterare questi campioni?

Adesso, dopo 10 anni, ed è incredibile che la conferenza stampa, sia nel 2016 che nel 2026 si sia svolta il 22 giugno, ci risiamo: questa volta non è testosterone, ma Epo. Non è un controllo a sorpresa ma in gara, non è solo sulle urine ma anche sul sangue. Nel frattempo reality, ospitate, libri ecc. Ma nelle prime ore dopo la terza positività, è già ripartita la lotta a colpi di like e di commenti sui social tra colpevolisti ed innocentisti, senza un minimo di competenza ovviamente.

Ma d’altronde, ormai, mentre da una parte del mondo si combattono le guerre per il petrolio, qui, nella nostra povera Italia, è partita la guerra di religione, tra pro Schwazer e contro Schwazer. E sullo sfondo rimane questa linea sottile che si chiama voglia di vincere a tutti i costi, anche da parte di chi è stato baciato dalla fortuna di avere delle doti superiori ai comuni mortali. Ed è una linea che parte dal 22 ottobre 2005, dove si trovano tracce sul computer delle immagini del lanciatore di peso tedesco Ulf Timmermann e nei periodi successivi del lanciatore Eric Randolph Barnes (squalificato per doping nel 1990), e arriva fino al 22 giugno 2026, quando viene ufficializzata la sua terza positività.  

In mezzo 20 anni in cui ha avuto a che fare con Conconi, Ferrari ed infine Donati: il diavolo e l’acqua santa. Un Olimpiade conquistata nel 2008, due mancate per doping nel 2012 e nel 2016, due rientri e un addio alle gare che non è poi stato vero.

Ora aspettiamo, se ci saranno, le controanalisi. Per il resto, siamo certi, non calerà il sipario.

Il circo mediatico si rimetterà in moto, e la politica farà il suo ingresso come una sirena nell’Odissea. D’altronde, non lo volete un figliol prodigo in Parlamento?


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