News
Lo sport non può più permettersi di guardare dall'altra parte
Il Geopolitic Sport Summit di Perugia ha lasciato sul tavolo due questioni dalle quali il mondo dello sport non potrà più prescindere e che a breve distanza dal convegno sono diventate centrali : la crisi demografica e la crisi climatica. Due temi apparentemente lontani dai campi di gioco, ma destinati a riscriverne regole, organizzazione e prospettive. La domanda è semplice. Siamo pronti? Tra una decina d'anni l'Italia potrebbe avere meno di cinquanta milioni di abitanti. L'India continuerà a crescere fino a superare i due miliardi. L'età media degli italiani sarà sempre più elevata, mentre quella africana resterà intorno ai venticinque anni. Non sono curiosità statistiche. Sono dati che cambiano la geopolitica dello sport. Significano nuovi mercati, nuovi protagonisti, nuovi modelli di sviluppo, nuovi equilibri competitivi. E soprattutto significano una cosa che troppo spesso fingiamo di non vedere: anche il nostro modo di praticare sport cambierà. Già oggi oltre il cinquanta per cento dei praticanti italiani ha più di quarant'anni. Un dato enorme, sul quale ci soffermiamo troppo poco. Continuiamo a parlare quasi esclusivamente di giovani, giustamente, ma intanto il volto dello sport italiano è già cambiato. Se diminuiscono i ragazzi e aumenta la popolazione adulta e anziana, possiamo davvero pensare che resteranno immutati gli impianti, le discipline più praticate, la formazione dei tecnici, le politiche sportive e perfino il concetto stesso di attività fisica? La risposta è evidente. Poi c'è il clima. Le immagini di questi giorni hanno riportato tutti con i piedi per terra. Il cambiamento climatico non è più un tema da dibattito. È una variabile con cui organizzatori, federazioni, enti locali e società sportive devono già fare i conti. Possiamo davvero continuare a programmare tornei, campionati e manifestazioni con il meccanismo del "copia e incolla" dei calendari ufficiali? Possiamo immaginare gare giovanili alle due del pomeriggio nel mese di luglio come se nulla fosse cambiato? Possiamo continuare a pensare che basti una bottiglietta d'acqua ( spesso in confezioni di plastica ) in più per affrontare temperature che ogni anno superano nuovi record? La risposta, ancora una volta, è evidente. Le gare di endurance saranno tra le prime a cambiare. Lo sci sta già vivendo una trasformazione epocale. Il tennis, gli sport di squadra all'aperto, le grandi manifestazioni estive e, soprattutto, tutta l'attività giovanile dovranno ripensare orari, calendari, periodi dell'anno e perfino i luoghi dove praticare sport. Cambierà la fruizione dello sport. Cambierà l'organizzazione dello sport. Cambierà persino l'idea di prestazione. Forse molto più rapidamente di quanto immaginiamo. Ecco perché non possiamo limitarci a rincorrere le emergenze. Dobbiamo iniziare a studiare questi fenomeni, a metterli al centro della programmazione, a costruire una nuova cultura sportiva capace di guardare avanti. La geopolitica dello sport serve esattamente a questo: leggere i grandi cambiamenti del mondo prima che diventino problemi quotidiani. Non ci sono complotti. Non ci sono slogan. C'è una realtà che bussa con sempre maggiore forza alle porte dello sport. Possiamo scegliere di ignorarla. Oppure possiamo fare ciò che lo sport ha sempre saputo fare nei momenti decisivi della storia: adattarsi, innovare e trasformare una difficoltà in un'opportunità. Il futuro non aspetta. E nemmeno lo sport dovrebbe farlo. Le grandi trasformazioni non si subiscono. Si governano. La differenza tra chi guiderà lo sport del futuro e chi lo rincorrerà sarà tutta qui. Perché il tempo delle analisi sta finendo. È arrivato quello delle decisioni.
*Presidente SportItaliae
*Presidente SportItaliae