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Una medaglia sul petto di Binaghi
I Mondiali di calcio sono un evento di distrazione di massa. Basta anche solo vedere gli ascolti tv: che non ci sia l'Italia non sembra il problema che ha portato a nuove elezioni in Figc, piuttosto ci si sta facendo l'abitudine, e questo si è un problema sul tavolo di Malagò, sconfiggere l'irrilevanza a cui ci siamo condannati in campo (e giustamente, da ex Presidente Coni, Malagò ha aggiunto un'evidenza che sfugge ai più: la Nazionale italiana non partecipa ai Giochi Olimpici dal 2008, ovvio che si chieda all'Under 21 di qualificarsi per Los Angeles 2028). La distrazione di massa copre tanto, ma non tutto. Anche perché fino alle partite lo sport più visibile nelle città, e non solo nei grandi centri, non era il calcio ma il ciclismo. Magari si offenderanno i puristi, ma qui il tema è L'importante è partecipare dunque tutti quei driver in giro per consegnare pizze e cene, con un alto tasso, non riconosciuto, anzi vilipeso, di prestazioni atletiche fanno sorgere una domanda: perché nessuno pensa che sono dei ciclisti? La risposta è in una critica di solito indirizzata al presidente della Federtennis e padel, Binaghi: eh, i suoi tesserati aumentano perché registra anche i partecipanti alo programma "Racchette in classe". Come se il titolo dell'iniziativa non fosse già una medaglia da appuntare al petto di Binaghi: porta il suo sport a scuola, semina, aiutato forse dall'effetto Sinner, ma non perché sia garantito che l'operazione consegni al popolo un nuovo Sinner. Semplicemente, Binaghi vede un campo da tennis anche dove non c'è: non è un visionario, è un dirigente illuminato, e appassionato. E infatti sta programmando anche un torneo italiano sull'erba. Torniamo ai rider. A Milano tra fine maggio e inizio giugno c'è stato il CMWC, il Cycle Messenger World Championship. I rider non sono più, forse nemmeno mail lo sono stati, un elemento di folklore, sono la rappresentazione più evidente di come la mobilità sia uno dei terreni più importanti su cui ci giochiamo, tutti, il futuro. Che si tratti di mobilità sostenibile o meno. Di sicuro ci sarebbe poco da scandalizzarsi se la Federciclismo, semplicemente per sensibilità ...contemporanea, cominciasse a tesserare i rider. In ogni città potrebbero essere allenati, non solo fisicamente ma anche al rispetto del codice della strada che non tutti conoscono e che tanti devono superare per arrivare ad avere paghe decenti. Da tesserati potrebbero essere meglio assicurati, i veloclub e le bike station potrebbero essere dei punti di ritrovo. E, va da sè, le varie aziende di delivery potrebbero diventare partner del ciclismo e non solo dei Mondiali di calcio come Deliveroo in questi giorni. Ragionando alla maniera di Binaghi, e le critiche sembrano davvero quelle di chi è incapace di staccarsi dallo status quo, non solo i rider sono un punto di contatto tra sport e possibili partner: anche quello che consegnano può diventare un messaggio sportivo. Hai ordinato le lasagne ? Eccole, assieme a un coupon: domani ti aspettiamo in palestra con uno sconto per meritare, con i giusti esercizi, quello che ti sei mangiato. Racchette in classe? Fitness Menù!
(Decimo articolo della serie "L'importante è partecipare" a cura di Corsolini).
Credits foto: Freepik
(Decimo articolo della serie "L'importante è partecipare" a cura di Corsolini).
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