C'è stato un tempo in cui il clima era semplicemente il contesto dello sport. La neve arrivava d'inverno, il caldo d'estate, la pioggia ogni tanto costringeva a sospendere una partita. Oggi il clima è diventato un protagonista. A volte un avversario. Sempre più spesso una variabile che determina se, dove e come fare attività fisica.

Il cambiamento climatico non sta modificando soltanto i grandi eventi sportivi internazionali. Sta entrando nelle abitudini quotidiane di milioni di persone, dai bambini che giocano nei parchi agli atleti professionisti, dagli sciatori ai runner della domenica.

Le immagini delle Olimpiadi disputate sotto temperature record o delle maratone che partono all'alba per evitare le ore più calde sono soltanto la punta dell'iceberg. La vera trasformazione si osserva lontano dalle telecamere. Nelle società sportive che spostano gli allenamenti alle sette del mattino. Nei centri estivi costretti a ridurre le attività all'aperto. Nei campi sintetici che in piena estate raggiungono temperature incompatibili con una pratica sportiva sicura. Nei genitori che rinunciano a portare i figli al parco durante i pomeriggi più torridi.

Secondo il servizio europeo Copernicus, il 2024 è stato l'anno più caldo mai registrato a livello globale e il 2025 ha confermato una tendenza che ormai non può più essere considerata eccezionale. Le ondate di calore sono più frequenti, più lunghe e più intense. Questo significa che cresce il numero di giorni in cui svolgere attività fisica all'aperto comporta rischi maggiori per la salute, soprattutto per bambini, anziani e persone non allenate.

Ma sarebbe un errore pensare che tutto si riduca al caldo. Il cambiamento climatico sta ridisegnando intere discipline sportive.

Lo sci è probabilmente il caso più emblematico. Sulle Alpi la durata del manto nevoso si è ridotta sensibilmente rispetto a pochi decenni fa e molte stazioni sciistiche di bassa quota sopravvivono grazie all'innevamento artificiale. Alcune hanno già dovuto ripensare il proprio modello economico, investendo in attività estive, percorsi escursionistici, mountain bike e turismo outdoor. In molte località non ci si chiede più se la neve arriverà, ma per quanto tempo resterà.

Anche gli sport acquatici stanno facendo i conti con nuove condizioni. Siccità prolungate e livelli sempre più bassi di laghi e fiumi influenzano competizioni di canoa, canottaggio e vela. In altre aree, eventi meteorologici estremi rendono più difficile programmare manifestazioni che per decenni avevano seguito calendari quasi immutabili.

Persino il calcio, disciplina che nell'immaginario collettivo sembra meno esposta, sta cambiando. In diversi Paesi si stanno moltiplicando le pause per l'idratazione, vengono rivisti gli orari delle partite giovanili e si investe nella copertura delle tribune e nell'ombreggiamento degli impianti. Interventi che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati superflui.

Le conseguenze più profonde, però, potrebbero riguardare la pratica sportiva quotidiana. L'Organizzazione Mondiale della Sanità considera l'attività fisica uno degli strumenti più efficaci per prevenire malattie croniche e migliorare la qualità della vita. Se le condizioni climatiche rendono più difficile uscire, camminare, correre o giocare all'aperto, il rischio è che il cambiamento climatico finisca per influenzare indirettamente anche la salute pubblica.

È una questione che riguarda soprattutto le nuove generazioni. Molti bambini trascorrono già meno tempo all'aperto rispetto ai loro genitori. Le estati sempre più calde, la scarsità di aree ombreggiate e l'aumento degli eventi meteorologici estremi rischiano di ridurre ulteriormente le occasioni di movimento spontaneo. Eppure è proprio durante l'infanzia che si costruisce il rapporto con lo sport che accompagnerà una persona per tutta la vita.

Per questo la sfida non riguarda soltanto federazioni, organizzatori e amministratori locali. Riguarda il modo in cui progettiamo città, scuole, parchi e impianti sportivi. Significa creare spazi più verdi, aumentare le aree ombreggiate, rendere accessibile l'attività fisica anche nei mesi più caldi e adattare le infrastrutture a condizioni climatiche diverse da quelle per cui erano state pensate.

Per decenni abbiamo considerato lo sport una delle attività umane più capaci di adattarsi a tutto: alle innovazioni tecnologiche, ai cambiamenti sociali, alle trasformazioni culturali. Oggi lo sport si trova davanti a una sfida nuova. Non deve soltanto insegnare a convivere con il cambiamento climatico. Deve imparare esso stesso a cambiare.


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