C'è una domanda che vale la pena porsi osservando l'attività di Fondazione Sportcity negli ultimi mesi.
Perché continuare a inventare? Lo Sportcity Day è cresciuto fino a diventare uno degli appuntamenti più riconoscibili del calendario nazionale ed europeo del movimento. Molte organizzazioni, al suo posto, avrebbero scelto la strada più semplice: consolidare, replicare, amministrare il successo.
Invece è accaduto il contrario.
Sono arrivati Sportcity Edu, Sportcity Cult, Cuore Verde in Movimento, il Geopolitic Sport Summit, Natura e Movimento. Lo Sportcity Meeting si è trasformato sempre più in un luogo di confronto tra amministratori, istituzioni, mondo della formazione, professionisti, imprese e nuovi stakeholders.
Nuovi progetti, nuovi interlocutori, nuovi linguaggi.
A prima vista potrebbe sembrare una dispersione di energie. Guardando meglio, appare il disegno opposto.
Per anni lo sport italiano ha ragionato per compartimenti stagni, per Sylos. C'erano le federazioni, gli eps, le società sportive, gli impianti, gli eventi. Un sistema che parlava soprattutto a chi lo sport lo praticava già. La vera sfida del nostro tempo, però, è un'altra.
Riguarda chi è rimasto fuori. Riguarda i ragazzi che abbandonano troppo presto l'attività fisica. Le città costruite attorno alle automobili più che alle persone. Gli anziani che vivono la solitudine come una condizione quotidiana. I bambini che conoscono meglio uno schermo di una piazza.
In questo scenario, limitarsi a promuovere lo sport non basta più. Bisogna costruire una cultura del movimento.
Ed è qui che le iniziative degli ultimi mesi iniziano a comporre un mosaico.
Sportcity Edu non parla soltanto di attività fisica. Parla di educazione, formazione e cittadinanza. Parte dall'idea che il movimento non sia un'aggiunta al percorso di crescita di una persona, ma una delle sue componenti essenziali.
Sportcity Cult compie un passaggio altrettanto interessante. Per decenni sport e cultura sono stati raccontati come mondi paralleli: il corpo da una parte, il pensiero dall'altra. A Pietrasanta è accaduto qualcosa di diverso. Si è provato a raccontare il movimento come un fatto culturale, un elemento capace di generare identità, linguaggio, relazioni e persino bellezza.
Arte, sport e cultura che si fondono.
Natura e Movimento ha spostato ulteriormente lo sguardo. Non più soltanto impianti e centri sportivi, ma parchi, paesaggi, aree protette, territori da vivere e non semplicemente da attraversare.
E poi c'è il Meeting, che probabilmente rappresenta il cuore di questa evoluzione. Perché mette attorno allo stesso tavolo persone che normalmente non si incontrano: sindaci, urbanisti, medici, dirigenti sportivi, ricercatori, imprenditori. Figure diverse chiamate a discutere di una domanda comune: come si costruisce una città che favorisca il benessere?
Messa così, la traiettoria diventa più chiara. Fondazione Sportcity non sta moltiplicando gli eventi. Sta cercando di collegare mondi. Cerca contaminazioni positive. Scuola e sport. Cultura e movimento. Ambiente e salute. Territorio e partecipazione. È una differenza sostanziale.
Perché gli eventi finiscono. Le connessioni restano.
E forse è proprio questo il passaggio più interessante. Lo sport smette di essere il punto di arrivo e diventa il punto di partenza. Non un settore separato dagli altri, ma uno strumento capace di dialogare con temi che riguardano la vita quotidiana di tutti.
A settembre lo Sportcity Day tornerà a riempire piazze, parchi e strade italiane. Sarà la fotografia più visibile di questo percorso. Ma la vera storia, probabilmente, si sarà già svolta nei mesi precedenti. Nelle scuole dove si è parlato di educazione attraverso il movimento.
Nei luoghi della cultura che hanno accolto il linguaggio dello sport. Nei territori che hanno riscoperto il valore dell'attività fisica immersa nella natura.
Nei tavoli di lavoro dove amministratori e professionisti hanno iniziato a immaginare città più sane, più attive e più vivibili. Per anni abbiamo pensato che il movimento fosse una questione individuale. Una scelta personale, confinata al tempo libero. La scommessa di Sportcity è molto più ambiziosa. Provare a trasformarlo in una responsabilità collettiva, in un bene comune. Se riuscirà o meno a vincerla lo dirà il tempo. Ma una cosa è già evidente: non sta costruendo soltanto appuntamenti. Sta cercando di costruire un'idea di futuro.
Credits foto: Fondazione Sportcity