Lo sport è agonismo, confronto, sfida ma è anche storia, leggenda tradizione. Domani nel cuore delle Madonie, si celebrerà la centesima edizione del ‘Giro di Castelbuono’ un evento sportivo che ha travalicato l’aspetto podistico per assurgere ad evento conosciuto al di là dei confini della Sicilia e oltre.
Le cronache parlano di una prima edizione che si disputò 1912, 114 anni fa. Pochi pionieri al via che non avrebbero mai immaginato di quello che quella ‘prima’ sarebbe diventata con trascorrere del tempo, edizione dopo edizione, attraversando guerre, interruzioni e cambiamenti sociali, uno straordinario momento storico per un cittadina che raggiunge a stento le ottomila anime, senza che venisse mai spezzato il legame tra la corsa e il paese.
All’inizio si chiamava “Maratonina dei dieci giri”. A idearla furono alcuni appassionati dello Sport Club Nebrodese, che trasformarono le vie del borgo in un circuito e gli abitanti nel pubblico della gara.
Ancora oggi si parte e si arriva in piazza Margherita. Gli atleti affrontano dieci giri per poco più di undici chilometri, lungo un tracciato fatto di curve, cambi di ritmo e salite che diventano più dure a ogni passaggio. Qui non basta correre forte: bisogna conoscere la strada, controllare la fatica e resistere all’entusiasmo della folla.
Il Giro coincide con la festa di Sant’Anna, patrona del paese, ed è conosciuto dagli abitanti come “A Cursa i Sant’Anna”. Sport, fede e tradizione condividono così la stessa giornata. I balconi diventano tribune, le porte delle case posti in prima fila e l’intero centro storico uno stadio senza cancelli.
Negli anni Castelbuono ha accolto alcuni dei più grandi campioni della corsa mondiale, da Gelindo Bordin e Stefano Baldini fino a Paul Tergat ed Eliud Kipchoge. Atleti abituati alle maratone più prestigiose hanno accettato di misurarsi con un circuito breve, nervoso e imprevedibile, nel quale ogni errore ritorna al giro successivo.
Dietro la continuità della manifestazione c’è oggi il lavoro del Gruppo Atletico Polisportivo Castelbuonese, guidato da Antonio Castiglia. Organizzare una gara di questo livello in un piccolo centro significa coordinare volontari, istituzioni, tecnici e atleti internazionali, senza perdere l’anima popolare dell’evento.
Castiglia ha spesso ricordato che il Giro è patrimonio di tutti. È una frase semplice, ma racconta bene Castelbuono: non un paese che assiste a una competizione, ma una comunità che la prepara e la vive insieme.
Anche l’amministrazione comunale ha accompagnato il percorso verso la centesima edizione. Il sindaco Mario Cicero ha da sempre sposato l'evento che rende il bellissimo borgo siciliano (gia' conosciuto per bellezza e operosità) una eccellenza.
Il sindaco ha partecipato alla presentazione del trofeo celebrativo, ispirato al futuro monumento che sarà collocato in piazza Matteotti. La corsa entrerà così anche fisicamente nel paesaggio urbano, diventando un segno permanente della storia cittadina.
La centesima edizione vedrà tornare Yeman Crippa, vincitore nel 2025, insieme ad alcuni dei migliori specialisti internazionali. Ma, davanti a tanti campioni, la vera protagonista resterà ancora una volta Castelbuono.
Lo saranno i volontari che preparano il percorso, gli anziani che ricordano le edizioni del passato, i bambini affacciati alle transenne e le famiglie che aprono finestre e balconi sulla corsa.
Cento edizioni non sono soltanto un primato sportivo. Raccontano la capacità di una comunità di custodire una tradizione senza trasformarla in un ricordo immobile.
Quando gli atleti partiranno ancora una volta da piazza Margherita, Castelbuono non celebrerà soltanto il proprio passato. Celebrerà una storia ancora viva, capace di correre verso il futuro.
Credits foto: girodicastelbuono.com