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Politiche 2027: lo sport entrerà in campo?
L'anno prossimo, in autunno, o forse già ad aprile, se la politica deciderà di anticipare i tempi, si voterà. E come accade a ogni vigilia elettorale, i partiti si ricorderanno dello sport. Diciamo subito, per onestà intellettuale, che in questa legislatura (a destra e sinistra) il dibattito si è alzato e lo sport ha guadagnato spazi. Ma la domanda da farsi è, però, è un'altra: che spazio avrà davvero lo sport nel dibattito politico elettorale ?Resterà il classico argomento da iniziativa tematica, buono per una corsetta nel parco, una partita a padel e qualche selfie con la maglia della nazionale? Oppure qualcuno avrà il coraggio di considerarlo finalmente per quello che è: una vera politica pubblica? Ormai non ci sono più alibi. Lo sport non è un passatempo per il tempo libero o per operazioni di immagine o di facili consensi, è un pezzo importante della società. Produce salute, educazione, inclusione, economia, lavoro, qualità della vita, riqualificazione urbana, lotta al cambiamento climatico e perfino sicurezza. Senza dimenticare che l'articolo 33 della Costituzione gli riconosce finalmente il ruolo che merita: un diritto. Insomma, il pallone è entrato in Costituzione: sarebbe curioso se continuasse a restare fuori dai programmi elettorali. La vera sfida sarà capire come i partiti sceglieranno di affrontare il tema. Cercheranno il campione e testimonial di turno, possibilmente con milioni di follower e un sorriso da manifesto, oppure metteranno al centro idee, competenze e una visione di lungo periodo? Perché lo sport, per sua natura, divide molto meno di altri temi. Attraversa generazioni, territori e appartenenze politiche. Unisce, non divide. Accorcia le distanze. Proprio per questo avrebbe bisogno di una discussione seria su governance, impiantistica, scuola, salute, volontariato, giustizia, fiscalità e diritto alla pratica sportiva. Occorrerebbero meno hashtag e più contenuti. Servirebbe, in altre parole, uno scatto d'orgoglio della politica. Quello stesso orgoglio che, paradossalmente, sembra mancare oggi a una parte del mondo federale, troppo spesso impegnato a difendere il proprio fortino fatto di sottili equilibri interni, poltrone e rendite di posizione più che a costruire il futuro dello sport italiano. Occorre continuare ad osservare con attenzione e a prendere coraggiosamente posizione. Preoccupati, sì, ma anche ottimisti. Perchè i segnali in questi anni ci sono stati e perché ogni campagna elettorale è una partita nuova. E chissà che, almeno questa volta, lo sport non venga convocato per giocare da titolare e non soltanto per la foto di squadra.
* Presidente SportItaliae
Credits foto: magnific.com
* Presidente SportItaliae
Credits foto: magnific.com