Il tempo libero, per come lo abbiamo sempre inteso, non esiste più. Esiste un tempo residuo: quello che rimane libero tra una notifica e l'altra, tra una risposta immediata e la prossima aspettativa di risposta immediata. Le tecnologie digitali promettevano di restituirci ore. Hanno fatto l'opposto: hanno frammentato la giornata in schegge sincrone, tutte apparentemente urgenti, nessuna davvero nostra. È in questo scenario che lo sport praticato in un'associazione - non l'app di fitness, non il video-allenamento on demand, non il personal trainer che risponde su WhatsApp fuori orario - torna a essere qualcosa di sorprendentemente radicale.

Per definizione, lo sport organizzato richiede tre elementi che il tempo digitale ha progressivamente eliminato da quasi tutto il resto della nostra vita un luogo fisico, non sostituibile da uno schermo; un orario fisso, condiviso con altri, che non si negozia in tempo reale; una presenza continuativa, fatta di allenamenti, stagioni, ripetizione.

Chi frequenta un'associazione sportiva che propone attività organizzata e agonistica si presenta due o tre volte a settimana, alla stessa ora, nello stesso posto. Non è un dettaglio organizzativo. È, di fatto, una forma di resistenza a un tempo che altrimenti sarebbe interamente liquido, disponibile all'interruzione in ogni suo istante.

C'è un equivoco da correggere: lo sport associativo non "libera" tempo nel senso di restituircelo vuoto, da riempire come meglio crediamo, magari con altro scrolling. Lo struttura. Lo organizza. Gli dà una cornice, una forma che il resto della giornata ha smesso di avere.

Ed è proprio quella cornice apparentemente rigida - l'allenamento delle 18:30, sempre, comunque, indipendentemente da cosa sia successo sul telefono nel pomeriggio - a produrre l'unica vera sensazione di tempo pieno e non frammentato che molte persone sperimentano nell'arco della settimana.

Chi gestisce una realtà sportiva di dimensioni significative lo vede da vicino. In un'associazione polisportiva come quella che presiedo con quasi mille tesserati distribuiti tra calcio, nuoto, hockey su prato, padel, padbol e ginnastica, il denominatore comune tra discipline così diverse non è la tecnica, è l'appuntamento fisso. È quello che tiene insieme un gruppo di nuoto master e una squadra giovanile di hockey: la stessa promessa di regolarità, settimana dopo settimana.

Le associazioni sportive non competono con la tecnologia sul terreno dell'efficienza: su quel terreno perdono in partenza, e non è nemmeno la battaglia giusta da combattere. Competono, e a volte vincono, su un terreno diverso: quello del tempo che non si negozia, che non si comprime, che non si può rendere ancora più veloce senza smettere di essere quello che è.

In un'epoca in cui ogni cosa promette di farci risparmiare minuti, forse il valore più raro che un'associazione sportiva può offrire alla propria comunità non è più soltanto lo sport in sé. È un appuntamento che nessuna app può cancellare con una notifica.


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