Nei recenti Campionati Europei di Atletica Leggera l’Italia ha conquistato ben 22 medaglie e 32 sono le atlete e gli atleti saliti sul podio per effetto dell’Oro della 4x400 uomini (4 medagliati), della medaglia d’argento della Maratona a squadre donne (4 medagliate) e del bronzo della 4x400 donne (6 medagliate). L’unica a vincere due medaglie è stata la Battocletti con la splendida doppietta d’oro 5000/10.000.

Nell’immediatezza sui social e nei giorni successivi sulla carta stampata si sono susseguite una serie di analisi sulla performance italiana che tra l’altro prosegue incessantemente a partire dalle Olimpiadi di Tokyo del 2021, ma che ricordiamo è anche l’onda lunga di molti risultati a livello giovanile dove l’Italia in realtà si è sempre ben comportata.

Certamente, a livello europeo, le due vittorie in Coppa Europa e i primati nel medagliere e nella classifica a punti sia nelle Europeo di Roma 2024 che in questo, sono il punto più alto raggiunto dalla nazionale azzurra.

Le analisi però si sono soffermate più sul carattere multietnico della nostra nazionale, che rispecchia ampiamente quello che succede nel Paese reale. Se qualche lettore avrà modo di entrare in una classe elementare si accorgerà che la multietnicità è una realtà di fatto, con la differenza che i ragazzi che parlano, pensano, mangiano, scrivono italiano, hanno differenti passaporti. Tutti esultano per i loro campioni azzurri, di qualsiasi sport, ma fino a 18 anni ed oltre non possono far esultare nessuno, anche se avrebbero il talento per poter vincere delle medaglie a livello internazionale giovanile.

L’aspetto invece più trascurato, dove non mi sembra nessun giornalista abbia concentrato il proprio focus è: come nascono questi campioni? Qual è il percorso che li porta all’eccellenza?

Si parla della struttura tecnica federale (un’eccellenza internazionale), del supporto fondamentale delle società militari (che certamente danno stabilità economica e supporto tecnico/logistico agli atleti), ma nessuno parla del reclutamento e dell’assistenza che gli atleti hanno dall’inizio della pratica sportiva, fino all’approdo al “professionismo”, che per l’atletica, salvo rarissime eccezioni, significa l’ingresso in un Gruppo Sportivo Militare.

Ed è un discrimine non da poco, perché sia la Federazione (attraverso i contributi sia di Sport & Salute che del CONI), sia i GSM sono sovvenzionati con la tassazione generale, ossia con denaro pubblico. Le ASD invece, al di là di contributi a livello locale si reggono sull’impresa privata e volontaristica dei dirigenti e spesso anche dei tecnici di base e sul contributo delle famiglie, che da una parte pagano le rette delle ASD, dall’altra con le proprie tasse sostengono il sistema sport italiano.

Ci sembra invece giusto ricordare quali sono le società che hanno fatto “iniziare” la pratica sportiva, e quelle che hanno accompagnato all’ingresso nei GSM i nostri bravissimi atleti.

Come possiamo sostenere il lavoro di queste ASD? Lasciamo ad Abodi, Mezzaroma, Buonfiglio e Mei le risposte.


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