Il 20 settembre molte città italiane cambieranno funzione. Le piazze smetteranno di essere soltanto luoghi da attraversare, mentre parchi, lungomari e centri storici accoglieranno discipline sportive e persone di ogni età. Torna lo Sportcity Day e, alla sua sesta edizione, la domanda non è più soltanto quante città parteciperanno, ma quanto sia cresciuta l’idea che lo ha fatto nascere.

Quando debuttò, nel settembre del 2021, coinvolse 19 città. Era ancora una scommessa: portare il movimento fuori dagli impianti, liberarlo dagli orari, dalle iscrizioni e dalla ricerca del risultato. La Rappresentanza in Italia della Commissione europea lo presentò allora come «la prima giornata nazionale italiana dedicata alla sportivizzazione delle città».

Lo Sportcity Day non inventava lo sport all’aperto. Feste locali e attività nei parchi esistevano già. La novità consisteva nel trasformarle in un appuntamento nazionale e simultaneo, costruito con le amministrazioni comunali negli spazi della vita quotidiana.Da allora il progetto è cresciuto rapidamente. Nel 2022 le città erano 36; nel 2023 sono diventate 140, con oltre 500.000 partecipanti. Nel 2024 lo Sportcity Day ha raggiunto 163 città e superato le 600.000 presenze. L’ultima edizione ha coinvolto 150 piazze, proponendo più di 120 discipline attraverso il lavoro di 1.300 associazioni e oltre 900 operatori sportivi e tecnici.

Numeri importanti, che raccontano però solo una parte del percorso. In sei anni la manifestazione è diventata il momento più visibile di una rete che unisce Comuni, associazioni, amministratori e realtà territoriali.Nel frattempo, piazze trasformate in campi da gioco e parchi utilizzati come palestre sono entrati sempre più spesso nei programmi delle città. Sarebbe poco corretto attribuire allo Sportcity Day la nascita delle iniziative sviluppate successivamente. Gli si può però riconoscere di avere anticipato e reso visibile su scala nazionale un cambiamento oggi molto più diffuso: lo sport che esce dagli impianti e va incontro alle persone.

La differenza rispetto a molte manifestazioni simili è nella struttura. Lo Sportcity Day non è un evento itinerante che ogni anno sceglie una sede diversa, né la replica dello stesso programma in decine di luoghi. Esiste una regia nazionale, ma sono i territori a costruire la giornata. Ogni Comune mette a disposizione i propri spazi, coinvolge le associazioni e adatta il progetto alla comunità.La stessa idea può così prendere forma nella piazza di un capoluogo, nel centro storico di un borgo, in un parco o su una spiaggia. Il modello rimane riconoscibile, ma cambia ogni volta che incontra un territorio.

Non c’è neppure una disciplina chiamata a dominare sulle altre. Il protagonista non è il campione da osservare, ma il cittadino invitato a partecipare. Non conta il risultato e non serve un livello minimo di preparazione. Si può provare un’attività mai praticata o tornare a muoversi dopo molto tempo.È qui che una festa del movimento assume anche un valore sociale: non quando riunisce soltanto chi è già attivo, ma quando riesce a raggiungere chi normalmente resta fuori da impianti, palestre e associazioni.

L’edizione del 2026 prova ad allargare ulteriormente questa visione. Accanto alle piazze e ai parchi urbani, il progetto guarda ai piccoli borghi, ai parchi nazionali e regionali, alle aree marine protette e alle riserve della biosfera. Non si tratta semplicemente di aggiungere nuove sedi, ma di mettere in relazione movimento, ambiente e identità dei territori.

A collegare le diverse esperienze ci sarà anche lo SportCity Talk, la diretta che consentirà alle città di raccontare la giornata attraverso immagini, testimonianze e collegamenti. Ne nascerà il ritratto di un’Italia che si muove nello stesso giorno, conservando paesaggi e caratteristiche differenti.

Il tratto più significativo, però, è ciò che esiste intorno al 20 settembre. Nel tempo si è formata una rete di amministratori, referenti e associazioni che condivide esperienze, informazioni e opportunità. La giornata rimane il momento più riconoscibile, ma rappresenta ormai il punto d’incontro di un lavoro che prosegue durante l’anno.

Resta una domanda: che cosa rimane quando le attrezzature vengono ritirate e le piazze tornano alla loro funzione abituale?

Una domenica non può risolvere da sola la sedentarietà, la scarsità di spazi accessibili o le disuguaglianze che condizionano il diritto alla pratica sportiva. Può però mostrare un’alternativa: agli amministratori, che lo spazio pubblico può diventare un presidio di salute e socialità; alle associazioni, che uscire dagli impianti permette di incontrare persone nuove; ai cittadini, che muoversi non significa necessariamente gareggiare o inseguire un primato.

Lo Sportcity Day può quindi essere considerato un precursore non perché sia arrivato prima di ogni altra iniziativa, ma perché ha intuito presto che la sfida non era semplicemente portare lo sport nelle piazze. Era fare della città uno spazio capace di produrre movimento, benessere e relazioni.

Dopo sei edizioni, non occorre più dimostrare che migliaia di persone siano disposte a partecipare. La sfida è trasformare quell’energia in un’abitudine, affinché la palestra a cielo aperto non resti l’immagine festosa di una domenica, ma diventi l’anticipazione di una città più attiva, accessibile e condivisa.

Il 20 settembre l’Italia tornerà a muoversi. Il risultato più importante comincerà a misurarsi dal giorno dopo.