Come Sport Italiae non possiamo che accogliere con favore le notizie emerse in queste ore sul percorso di riforma della giustizia sportiva.
Dopo il risultato storico dell'inserimento dello Sport nella Costituzione, registriamo oggi un altro segnale significativo: la presa di coscienza, da parte delle istituzioni sportive, della necessità di intervenire su un sistema che necessita da tempo di una profonda evoluzione.
Attendiamo i documenti ufficiali per formulare un giudizio compiuto. Tuttavia, le anticipazioni pubblicate sembrano indicare che alcuni principi fondamentali, da anni al centro delle proposte di Sport Italiae, stiano finalmente trovando spazio nel dibattito riformatore.
Desidero per questo rivolgere un ringraziamento al Presidente del CONI Luciano Buonfiglio e al Ministro Andrea Abodi. Non si tratta di un riconoscimento formale, ma della constatazione che su temi così delicati sia stata mostrata apertura al confronto e disponibilità all'ascolto.
Da tempo sosteniamo che una giustizia sportiva moderna debba fondarsi su alcuni pilastri non negoziabili: indipendenza, terzietà, certezza del diritto, chiarezza delle competenze e separazione tra funzioni di governo e funzioni giudicanti.
Non sono questioni tecniche riservate agli addetti ai lavori. Sono principi che incidono direttamente sulla tutela dei diritti degli atleti, delle società, dei dirigenti e di tutti coloro che operano nel sistema sportivo.
Nel luglio 2025 Sport Italiae presentò una proposta organica di riforma fondata su alcuni elementi essenziali: la creazione di tribunali unici sotto l'egida del CONI, la selezione trasparente dei magistrati sportivi, l'istituzione di albi professionali certificati, la sostenibilità economica attraverso un fondo unico e la costruzione di un vero Atto Unico dello Sport capace di superare l'attuale frammentazione normativa.
Quella visione conserva ancora oggi tutta la sua attualità.
Siamo consapevoli che le grandi riforme non si realizzano in un solo passaggio. Chi ha responsabilità istituzionali sa che i cambiamenti più profondi richiedono equilibrio, gradualità e capacità di costruire consenso.
Per questo consideriamo positivamente ogni avanzamento che vada nella direzione di una maggiore indipendenza della funzione giudicante.
Al tempo stesso, continueremo a fare ciò che abbiamo sempre fatto: studiare, approfondire, avanzare proposte e vigilare sull'attuazione delle riforme.
Senza pregiudizi e senza appartenenze.
Perché una giustizia sportiva realmente autonoma, autorevole e credibile non rappresenta un interesse di categoria. È una garanzia per l'intero movimento sportivo italiano e un presupposto indispensabile per la sua crescita, la sua reputazione e la sua autonomia.


*Presidente Sport Italiae

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