Ci sono notizie che dovrebbero scuotere le coscienze di chiunque abbia a cuore il futuro della Sicilia. E invece, troppo spesso, passano nel silenzio generale. È quello che sta accadendo con i 120 milioni di euro destinati all’impiantistica sportiva regionale, una delle più importanti opportunità di investimento mai messe a disposizione dello sport siciliano e che oggi rischia di essere drasticamente ridimensionata. Secondo quanto letto sulle pagine de “La Sicilia”, come peraltro annunciato dal presidente della Regione Renato Schifani, con il sostegno dell’assessora allo Sport Elvira Amata, ben 80 milioni di euro verrebbero sottratti alla dotazione originaria: 60 milioni per la ristrutturazione dello stadio Renzo Barbera di Palermo e altri 20 milioni per strutture ricettive. Se questa decisione dovesse essere confermata, per l’impiantistica sportiva dell’intera Sicilia resterebbero appena 40 milioni di euro. Una scelta che lascia sconcertati.

Parliamo di fondi di Coesione e Sviluppo 2021-2027, risorse nate per ridurre i divari territoriali e migliorare le condizioni di vita dei cittadini. Fondi che avrebbero dovuto consentire alla Sicilia di iniziare finalmente a recuperare il ritardo infrastrutturale accumulato in decenni di disattenzione politica. Un ritardo certificato da tutte le statistiche nazionali: la Sicilia è agli ultimi posti per numero di impianti sportivi, per pratica sportiva, per numero di società e per presenza di tecnici qualificati. È inoltre una delle regioni con il più alto tasso di sedentarietà tra i giovani.

In questo contesto, togliere risorse allo sport di base significa colpire un settore già in enorme sofferenza. Ancora più incomprensibile è il percorso che ha portato a questa situazione. Il bando per l’impiantistica sportiva era stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana il 27 dicembre 2024. Le domande sarebbero dovute partire il 13 marzo 2025 e concludersi il 30 aprile dello stesso anno. Ma il giorno prima dell’apertura della procedura tutto venne sospeso senza alcuna spiegazione. Un rinvio a un successivo avviso che non è mai arrivato. Da allora sono trascorsi mesi preziosi e oggi si scopre che gran parte delle risorse rischia di essere destinata ad altro. Eppure il bisogno di impianti sportivi in Sicilia è sotto gli occhi di tutti. Ogni anno decine di società sportive sono costrette a ridurre le attività o addirittura a chiudere perché non dispongono di strutture adeguate. Migliaia di giovani praticano sport in impianti vecchi, insufficienti o spesso non conformi agli standard richiesti. In molte realtà si è arrivati al paradosso di dover condividere gli stessi spazi tra più associazioni, con evidenti difficoltà organizzative.

La verità è che senza impianti non esiste sport. E senza sport si perde uno straordinario strumento di crescita sociale, educativa e culturale. A rendere ancora più discutibile il quadro è lo stesso impianto del bando regionale. La previsione di finanziare un solo intervento per comune, senza alcuna distinzione legata alla popolazione residente o al fabbisogno reale del territorio, appare poco razionale. Equiparare una grande città come Palermo a un piccolo comune di poche migliaia di abitanti significa ignorare ogni criterio di pianificazione. Il rischio è quello già visto troppe volte in Sicilia: opere sovradimensionate in alcuni territori e totalmente insufficienti in altri, con il risultato di generare nuove incompiute o cattedrali nel deserto.

Da anni vengono realizzati censimenti e studi sulla dotazione impiantistica regionale. Sport e Salute ha prodotto dati dettagliati sulle carenze infrastrutturali dell’isola. Ma a cosa servono queste analisi se poi non vengono utilizzate per programmare gli investimenti?

Il diritto alla pratica sportiva è stato inserito nella Costituzione italiana nel 2023. Non può quindi dipendere dalla capacità di un comune di predisporre un progetto esecutivo o dalla disponibilità economica di un’amministrazione locale. Molti comuni del Sud, soprattutto quelli in difficoltà finanziaria, non dispongono delle risorse necessarie per affidare progettazioni specialistiche e spesso presentano elaborati che non superano nemmeno la fase istruttoria. È un problema strutturale che richiederebbe un intervento diretto dello Stato e delle istituzioni sportive nazionali.

Non bisogna dimenticare, inoltre, il valore economico che gli impianti sportivi possono generare. La Sicilia gode di condizioni climatiche uniche in Europa e potrebbe diventare una destinazione privilegiata per il turismo sportivo durante tutto l’anno. Atleti, federazioni e squadre provenienti dai Paesi del Nord Europa potrebbero scegliere l’isola per allenamenti e preparazioni invernali. Eppure continuano a preferire Spagna e Portogallo, semplicemente perché dispongono di infrastrutture moderne e adeguate.

Nessuno mette in discussione l’importanza dello stadio Barbera per Palermo. Ma è legittimo chiedersi se sia corretto finanziare un impianto professionistico con risorse nate per colmare il deficit infrastrutturale dell’intera regione. Tanto più che esistono canali di finanziamento specifici collegati agli Europei di calcio del 2032 e ad altri programmi nazionali.

Per questo sorprende il silenzio di gran parte del mondo sportivo siciliano. Dal CONI alle federazioni, dalle istituzioni locali agli organismi di rappresentanza, pochi hanno sentito il dovere di intervenire su una questione che riguarda il futuro dello sport nell’isola. Centoventi milioni di euro rappresentavano una possibilità concreta di invertire una tendenza negativa che dura da decenni. Ridurre quella cifra a un terzo significa rinunciare a un’occasione storica. Significa dire a migliaia di giovani siciliani che il loro diritto allo sport può ancora aspettare. Ma il tempo delle attese è finito. La Sicilia ha bisogno di impianti, programmazione e visione. Ha bisogno di investire sullo sport come strumento di crescita sociale, salute pubblica e sviluppo economico. Soprattutto, ha bisogno che le risorse destinate a questo obiettivo non vengano sottratte proprio nel momento in cui potrebbero finalmente fare la differenza.


*Componente Direzione nazionale Sport del Partito democratico con delega sul Mezzogiorno.



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