Cosa succede quando non troviamo la parola giusta per definire qualcosa, un’evoluzione, un fenomeno sociale? Succede che quel fenomeno diventa carsico: continua a manifestarsi ma è come nascosto, lo sviluppo si ferma. Lo sport di solito è veloce quando un cambio di paradigma fa sì che sia la domanda a guidare l’offerta al contrario di quanto capita di solito. Non è successo col tema oggi tra i più dibattuti: la longevità. Era ed è una tendenza precisa della società ma noi abbiamo faticato a riconoscerla, proprio perché avevamo e usavamo le parole sbagliate .Per anni abbiamo chiamato gli ex atleti, specie nel calcio, “vecchie glorie”, comunque sbagliando perché chiunque, al tempo del professionismo che ora riguarda ogni disciplina praticata al massimo livello, continua ad essere atleta. A chi piace essere definito vecchio, anche se col riconoscimento di gloria? Poi, abbiamo capito: la gente, e non dei ragazzini, aveva già cominciato a darsi al calcetto, tanto quanto oggi domina il padel, e finalmente abbiamo cominciato a parlare di Legends. E’ cominciato così, con la definizione giusta, il boom dei campionati master, oppure over, rappresentazione sportiva della società longeva in cui si è certificato che non conta nulla il record di longevità, semmai conta essere in forma il più a lungo possibile. Adesso poi la società longeva è pure un mercato, ricco proprio perché formato da persone con buone rendite e ancora favorite da un sistema pensionistico che altre generazioni subiranno. In questo mercato c’è un po’ tutto, e tanto sport: i master sono degli spendaccioni, girano il mondo inseguendo gli Ironman, oppure pedalano con biciclette che costano come delle moto. Li chiamano longennials. Adesso, quasi inevitabilmente, preso campo, il fenomeno si è allargato. Si parla di biohacking che, detto in parole povere, è il tentativo di guadagnarsi una strada per l’immortalità. Ci spendono fior di soldi personaggi come Cristiano Ronaldo e LeBron James, per dire, che intanto, per essere testimonial credibili dei loro progetti, non smettono di andare in campo da ultra quarantenni continuando a garantirsi fior di compensi (pure per i loro investimenti). Quale declinazione qui per l’importante è partecipare? Tutti possiamo, almeno provare a farlo, abbassare la nostra età biologica: bisogna dormire di più e meglio, e paradossalmente è proprio lo sport il miglior testimonial del riposo; bisogna mangiare meglio; bisogna praticare nuove discipline, non semplicemente sportive, come la mindfulness; bisogna allenarsi meglio. Allenamento aerobico e di forza. Ognuno deve trovare la sua strada: si sbaglia all’incrocio e si finisce nell’ospizio delle vecchie glorie; si sceglie il giusto indirizzo e si merita la patente di Legend, o di Master, ogni gara e ogni partita diventano possibili. E’ una rivoluzione, ed essendo una rivoluzione primariamente sportiva, ò la domanda che regola l’offerta. Per quello, non solo per quello, ma anche per quello, lo sport è in crisi da noi: sa come regolarsi con le vecchie glorie, non è ancora pronto per il dialogo con i Master. Abbiamo categorie giovanili di ogni tipo, ma adesso comanda una categoria giovane che ancora fatichiamo a conoscere: i citati LeBron James e Cristiano Ronaldo una volta erano un’eccezione, oggi cominciano ad essere la regola.


(Sesto articolo della serie "L'importante è partecipare" a cura di Corsolini).

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