C'è stato un tempo, e per chi continua ad andare in edicola, ottima abitudine, continua ad esserci, in cui i giornali erano una vetrina aperta sulle meraviglie del mondo, perché le notizie, non ancora inquinate da modalità fake, erano comunque meraviglia, stupore, sogno e bisogno di imparare qualcosa di più.

Poi sono arrivati i social: nessun bisogno reale di maggiore e, magari, migliore informazione, l'incubo di essere immersi in un fluido continuo di comunicazioni, in cui è difficile, a volte persino inutile, distinguere il vero dal falso, perché la pretesa dei social è che siano loro stessi ad essere veri. 

Siamo sospesi tra un Mattarella che sembra l'oasi nel deserto e un Trump che ci vuole brutali come lui. Dunque, nessuna sorpresa a leggere, sui social e sui giornali, le prime ore dei Mondiali di calcio negli Usa ( già in Canada e Messico la situazione è diversa, e questa è una prima fotografia di un fallimento strategico della Fifa che poi ci sarà raccontato come un successo ): visti negati a componenti della delegazione iraniana, perquisizioni a quel tipaccio di Cannavaro, remigrazione immediata a un arbitro africano che pure è arrivato negli States con doppio passaporto, quello del suo Paese e quello della Fifa, ovvero la protezione della organizzazione che lo aveva selezionato.

Davvero vi stupite per questo? Possiamo dire che siamo solo all'inizio. E possiamo dire anche che certe vergogne sono da mettere in conto al rodaggio del grande evento. In ogni caso, non c'è nessuna sorpresa. Semmai stupisce che nessuno si stia preoccupando per Los Angeles 2028. Intanto, succede anche che i Knicks perdono la prima partita nelle Nba Finals e, coincidenza, Trump è in tribuna al Madison Square Garden, il più fischiato dai suoi concittadini (rinnegati: lui adesso si considera residente a Mar-a-Lago).

La bussola resta una delle pietre fondanti dello sport: l'importante è partecipare.

Sono a Taranto per i Giochi del Mediterraneo. A poco più di 70 giorni dalla Cerimonia di Apertura che per tanti, posso anticipare, sarà una sorpresa, non legata all'evento, ma alla fioritura sportiva della città e della Regione, c'è stato un primo incontro del Comitato Organizzatore con la città. Città che ha, giustamente, una sua dignità: non è solo Ilva, è pure storia, ad esempio il solo centro della Magna Grecia legato a Sparta mentre tutti gli altri stavano con Atena. Al Marta, il Museo archeologico, c'è L'atleta di Taranto che non ha la stessa fama del Discobolo di Mirone. E' la città, Taranto, dei due mari, e di altro che racconteremo.

Un professore di scuola  superiore chiede di fare una domanda: abbiamo una storia, dei legami precisi col Mediterraneo, perché abbiamo uno slogan come Embra the future? Carlo Molfetta, il direttore, risponde con calma, ma perentorio: grazie, ogni critica è benvenuta. Ma il claim di un evento è l'anticipazione di un racconto. E io non rinuncio al claim, Embrace the future appunto, che svela la nostra visione e che ci impegna, in questo preciso momento storico, senza rinunciare a nessuna delle nostre tradizioni, a nessuna parte, piccola o grande, della nostra Storia, a indicare una direzione. Il Mediterraneo è l'abbraccio di tre continenti.

Il Mediterraneo, quello dello sport almeno, abbraccia, ci prova; gli Stati Uniti respingono e non accettano obiezioni alla loro narrazione brutale.

Facile pensare che questa serie si possa intitolare L'importante è partecipare. Ne stanno succedendo tante di cose che possiamo collegare a questo titolo. E' un esercizio tipicamente estivo, da Settimana Enigmistica, unire i punti dall'1 al 21. Forse sono pure di più.

(Inizia con questo pezzo la serie di articoli "L'importante è partecipare" firmati da Corsolini).

 


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