C'è chi il mare lo guarda dalla riva. Gabriele Catta, 24 anni, sardo, il mare lo sta attraversando, respiro dopo respiro, per 1.200 chilometri, disegnando sull'acqua una rotta a forma di otto che unisce due isole e, forse, due modi di intendere il limite umano.
La sua storia non è quella di un ragazzo come tanti. È la storia di chi, ogni anno, si è chiesto quanto più in là si potesse spingere il proprio corpo e ogni volta ha trovato una risposta più grande della precedente.
Nel 2022 aveva percorso 52 km a nuoto lungo la costa sud orientale della Sardegna, tutti d'un fiato. Nel 2023 aveva corso 21 maratone in 21 giorni. Nel 2024 era tornato in acqua per 102 km ininterrotti. Nel 2025 aveva completato 21 Ironman consecutivi e nel 2026 ha deciso di superare anche sé stesso: 50 giorni per attraversare, a nuoto, lo spazio liquido tra Sardegna e Corsica.
L'abbiamo raggiunto poco dopo il traguardo della sua trentasettesima tappa, quella che lo ha portato a doppiare il capo di Stintino. "L'idea è nata dal fatto che qualcun altro mi aveva preceduto nel compiere il giro della Sardegna a nuoto, per cui lo stimolo a fare di meglio mi ha portato a pensare di unire le due isole con una rotta a forma di 8 in 50 tappe."
Da Cagliari, lungo la costa orientale, tra Tortolì e Olbia, fino a Capo Testa. Poi il salto più difficile: attraversare da est a ovest le Bocche di Bonifacio, lasciare le acque italiane per quelle francesi. Propriano, Ajaccio, Calvi, la Giraglia, Bastia, Porto Vecchio: nomi che Gabriele non ha solo visto, ma vissuto dal largo, ora dopo ora, mentre nella testa scorrevano canzoni su canzoni, fino a non saperne più una.
Ma il mare non regala nulla. Le Bocche di Bonifacio, attraversate più volte, gli hanno riservato un maestrale che alzava onde anche di quattro metri, e le meduse gli hanno lasciato sulla pelle segni che porta ancora addosso. Poi, finalmente, la costa occidentale della Sardegna, e la rotta che punta dritta verso casa: Alghero, Oristano, lo specchio di mare tra Carloforte e Portoscuso, fino al traguardo più atteso, la spiaggia del Poetto, a Cagliari.
Un'impresa che, tra limitazioni di navigazione imposte dalle leggi costiere e le bizze del dio Eolo, potrebbe pesare qualche chilometro in meno o qualcuno in più, rispetto ai 1.200 previsti. Ma il numero, in fondo, conta meno della determinazione che lo sostiene.
Dietro ogni bracciata, però, non c'è solo Gabriele. C'è un gruppo di amici che lo accompagna da anni, guidato da Alessia, la sua ragazza, quella che lui stesso definisce "la vera boss organizzativa". È lei a coordinare tutto dalla barca a vela Samuray Jack al suo seguito, o da un gommone, quando il mare non concede la navigazione alla barca, dai cambi di flotta ai rifornimenti, fino agli aggiornamenti social. Al suo fianco, un'intera squadra scientifica: la sezione nuoto dell’Esperia Cagliari, dove Gabriele lavora anche come tecnico nel settore agonistico, fisioterapisti, una nutrizionista, professori dell'Università di Cagliari, osteopati. Un esercito silenzioso che nuota con lui, anche senza mai toccare l'acqua.
E poi c'è il motivo per cui tutto questo ha un senso più grande della semplice sfida personale. Ogni bracciata di Gabriele si trasforma in una raccolta fondi (per donare e sostenere la raccolta fondi clicca qui https://linktr.ee/gabrielecatta48) che sostiene due cause profondamente umane: l'Associazione Amico della Missione onlus ong (ADMISS), impegnata nella costruzione di infrastrutture per l'acqua potabile in Tanzania attraverso il progetto Maji e l'Associazione Isola Rara, che finanzia la ricerca sulle malattie genetiche rare, comprese quelle che colpiscono la vista e che ancora oggi restano senza una diagnosi certa.
"L'obiettivo futuro per il 2027 ce l'ho ben chiaro in mente, ma preferisco ancora non parlarne."
Un segreto custodito con la stessa disciplina con cui affronta ogni chilometro, ma che già oggi gli dà la forza per affrontare questa avventura con caparbietà e decisione. Perché, come dice lui stesso, più un sogno è grande, più ha bisogno di essere sostenuto e se qualcuno gli darà una mano, Gabriele non avrà alcun problema a trasformarlo, ancora una volta, in realtà.
Credits foto: Gabriele Catta