Oggi ottenere un pettorale per la Maratona di New York può essere un’impresa. Il 13 settembre 1970 bastava un dollaro.

Alle undici del mattino, a Central Park, si presentarono in 127: 126 uomini e una sola donna, Nina Kuscsik. Il budget dell’intera manifestazione era di circa mille dollari e soltanto 55 partecipanti riuscirono a raggiungere il traguardo.

La New York City Marathon cominciò così, lontanissima dall’evento planetario che conosciamo.

Niente ponte di Verrazzano, Brooklyn, Queens o Bronx. Il tracciato era interamente ricavato all’interno di Central Park, con un primo tratto più breve seguito da quattro giri del parco.

A vincere fu Gary Muhrcke in 2 ore, 31 minuti e 38 secondi. Non era un atleta professionista: lavorava come vigile del fuoco a New York e arrivò alla gara dopo aver trascorso la notte in servizio. Aveva persino pensato di non correre. Alla fine si presentò e vinse, portandosi a casa un orologio e un trofeo proveniente da una precedente competizione.

Tra i partecipanti c’era anche Nina Kuscsik, unica donna al via. Quel giorno non riuscì a terminare la prova, ma sarebbe tornata a vincere New York nel 1972 e nel 1973, diventando una figura importante nella battaglia per il pieno riconoscimento delle donne nelle gare di lunga distanza.

Per i primi anni la maratona rimase confinata a Central Park. La svolta arrivò nel 1976, nell’anno del bicentenario degli Stati Uniti, quando gli organizzatori decisero di portarla per le strade della città. Il 24 ottobre, 2.090 partecipanti partirono da Staten Island e attraversarono per la prima volta tutti e cinque i borough. I finisher furono 1.549.

Fu quella scelta a dare alla gara la sua identità.

Da allora il percorso attraverso Staten Island, Brooklyn, Queens, Bronx e Manhattan è diventato parte stessa dello spettacolo. Non è più soltanto il luogo in cui si disputa una maratona: è New York a entrare nella maratona, quartiere dopo quartiere.

I numeri raccontano il resto.

Nel 2025 hanno concluso la gara 59.226 persone, il numero più alto mai registrato fino a quel momento in una maratona. Per l’edizione 2026, in programma il 1° novembre, i New York Road Runners hanno ricevuto oltre 240 mila richieste da più di 160 Paesi per il sorteggio dei posti disponibili.

È difficile trovare un confronto più efficace.

Da una parte un gruppo di appassionati che gira dentro Central Park, un vigile del fuoco reduce dal turno di notte e un’iscrizione da un dollaro. Dall’altra uno degli appuntamenti sportivi più desiderati e riconoscibili al mondo.

In mezzo ci sono cinquantasei anni durante i quali è cambiato anche il modo di vivere la maratona.

Non è più soltanto il territorio dei più forti. Accanto ai campioni corrono persone comuni, ciascuna con il proprio obiettivo: un tempo da battere, una promessa, una raccolta fondi, un ricordo o semplicemente il desiderio di arrivare fino a Central Park.

Forse è proprio questo che rende New York diversa.

La gara è diventata enorme senza perdere del tutto l’idea da cui era partita: mettere una linea a terra e vedere chi ha voglia di arrivare dall’altra parte.

Nel 1970 lo fecero in 55.

E avevano pagato un dollaro.

Immagine generata con intelligenza artificiale