Lo sport suggerisce di avere, sempre, una visione allargata. Nella domenica sinneriana del signor Mattarella e del derby di calcio di Roma giocato, forse per coerenza, su tanti (tennis) tavoli, è successa una cosa passata un po'troppo in silenzio.
Restiamo però per un attimo al Foro Italico. Centrale: per quanto ancora Binaghi chiederà le dirette in chiaro del tennis non capendo che i numeri auditel sono ben diversi da quelli del box office? Un largo pubblico tv lo si misura sulla quantità, e certo per coerenza i prezzi per l'evento dovrebbero poi essere abbassati. Anche se nessuno, nello sport, sembra interessato alla legge sui vasi comunicanti. Olimpico: quanto può resistere una squadra senza il supporto del pubblico? E per quanto un campionato può sopportare di essere zoppo perché manca il pubblico di una squadra, nel caso specifico la Lazio, e parliamo di presenza in termini di qualità, non necessariamente di quantità?
Domenica Perugia ha vinto la seconda coppa dei campioni di volley consecutiva. Impresa tanto più notevole se consideriamo che pochi giorni fa la squadra di Lorenzetti e di Gianelli aveva già vinto il campionato. Il problema è che la Inalpi Arena di Torino, una delle galline dalle uova d'oro per lo sport italiano, dalle Atp Finals alla Final Eight di Coppa Italia di basket, alla finale femminile pure della Coppa Italia di volley, quest'anno, del volley, non era piena neanche per metà.
E il fatto che l'evento fosse organizzato dalla stessa Cev che ha in carico, pare, la biglietteria anche per gli Europei maschili di settembre, prima partita con gli Azzurri in piazza Plebiscito a Napoli, più che una attenuante sembra una aggravante.
Immaginiamo il fastidio dei padroni di casa, che hanno vista macchiata la storia del loro impianto senza neanche sfiorare il solito sold out. Ma davvero nessuno ha fatto presente che un biglietto per il parterre a 272 euro era una enormità?
Il prezzo di un biglietto deve tenere conto di tanti fattori. Nel caso in esame: un club da solo non muove i tifosi che muove la Nazionale; se quel club ha appena terminato i playoff è un errore pensare di spremere gli stessi tifosi; anche perché la finale alle 20.30 la domenica sera obbliga a giocarsi un giorno di ferie; su tutto, il consumo della pallavolo resta familiare, tanto è vero che pure le ragazze di Velasco non arrivano al tutto esaurito per amichevoli il cui biglietto costa come quello di una finale olimpica.
Tutto questo per evidenziare che bisogna ritrovare un equilibrio tra botteghino, con un offerta di eventi sempre più consistente, e offerta tv, persino più ricca, e spesso a pagamento.
Prossimo momento critico i Mondiali di calcio. Che siano, anche, in Messico e in Canada interessa a pochi. Si parla di Stati Uniti e su quel fronte, termine purtroppo appropriato, la situazione è questa: prezzi alle stelle, interesse scarso per la trasferta (in Francia e Spagna calcolato al 18% tra quanti considerati un target sicuro), alberghi con molte più camere libere del previsto.
Si dice, di certe aziende: too big, to fall: troppo grandi per crollare. Si comincia a capire che uno sport too big, ovvero troppo caro, con troppi eventi ( 48 squadre ai Mondiali, programma monstre ai Giochi ), is ready to fall, è pronto per collassare.
Credits foto: federvolley.it