Sono passate poche ore dalle finali dei Campionati Italiani di Società Under 18, nell’anno in cui l’Italia ha ospitato anche i Campionati Europei di categoria. È una manifestazione che merita di essere osservata non soltanto per i risultati e per i titoli assegnati, ma anche per ciò che racconta sullo stato di salute della nostra atletica e, più in generale, sulla distribuzione delle opportunità sportive nel nostro Paese.
La categoria Allievi rappresenta infatti uno dei passaggi fondamentali nella costruzione del futuro dell’atletica italiana. È qui che si consolidano i percorsi iniziati nelle categorie giovanili, si formano gli atleti e spesso si misura la capacità delle società di accompagnare ragazze e ragazzi verso livelli sempre più competitivi.
Il primo dato da sottolineare è naturalmente quello sportivo: complimenti all’Atletica Vicentina, che ha conquistato le classifiche maschile e femminile nella finale Oro, quella che assegna i titoli italiani. Un risultato che conferma la qualità del lavoro portato avanti dalla società veneta.
Ma una manifestazione nazionale può e deve essere letta anche attraverso una prospettiva più ampia. E i numeri delle finali di quest’anno suggeriscono una riflessione che riguarda l’intero movimento.
Nella finale Oro, quest’anno aperta a 16 squadre e disputata su un campo a sei corsie, delle 32 società presenti complessivamente tra settore maschile e femminile, 9 erano lombarde, 5 venete, 5 emiliane, 5 laziali, 3 piemontesi, 2 friulane, 2 toscane e soltanto una siciliana.
Significa che, su 32 formazioni arrivate alla finale che assegna i titoli italiani, soltanto una proveniva dal Sud.
Il dato non cambia sostanzialmente se allarghiamo l'analisi a tutte le finali nazionali. Delle 132 società complessivamente presenti, 23 provenivano dalla Lombardia e altrettante dal Veneto, 15 dalla Toscana, 14 dal Lazio, 12 dall’Emilia, 10 dal Piemonte, 8 dalle Marche, 7 dal Friuli, 5 dal Trentino, 4 dalla Sicilia e dall’Umbria, 3 dalla Puglia, 2 dalla Liguria e dall’Abruzzo e una rispettivamente dalla Sardegna e dalla Campania.
Se raggruppiamo questi dati per macroaree, il quadro diventa ancora più evidente: il Nord rappresenta il 62,12% delle società presenti, il Centro il 31,81% e il Sud appena il 6,07%.
Non è un dato da utilizzare per alimentare una contrapposizione tra territori, né per mettere in discussione il valore e il lavoro delle società che sono riuscite a raggiungere le finali nazionali. Al contrario, proprio perché parliamo di sport e soprattutto di giovani, questi numeri dovrebbero diventare uno stimolo per capire dove intervenire e come costruire condizioni più favorevoli alla crescita dell’atletica in tutto il Paese.
La questione meridionale nello sport esiste e sarebbe sbagliato ignorarla. Esiste anche nell’atletica, dove il talento non manca certamente al Sud, ma dove evidentemente la presenza delle società nelle fasi nazionali più importanti rimane ancora troppo limitata.
Esistono nel Sud le condizioni che consentano a una società di crescere, strutturarsi e competere a livello nazionale?
Parliamo di impianti, di tecnici, di dirigenti, di organizzazione societaria, di risorse, di attività giovanile e soprattutto della possibilità di costruire percorsi continui. Per un giovane atleta, il talento rappresenta soltanto l’inizio. Per trasformarlo in una prospettiva sportiva servono ambiente, competenze, continuità e opportunità.
Non servono scorciatoie, né soluzioni calate dall’alto. Serve piuttosto un lavoro paziente e coordinato per creare le condizioni affinché le società meridionali possano svilupparsi, trattenere i propri talenti e confrontarsi con maggiore continuità con le realtà più strutturate
I numeri delle finali dei Campionati Italiani di Società Under 18 ci consegnano una fotografia sulla quale vale la pena riflettere. Farlo con serenità, senza polemiche e senza cercare colpevoli, è probabilmente il modo più serio per affrontare il problema.
Perché l’obiettivo non può essere semplicemente avere più società del Sud nelle finali nazionali. L’obiettivo deve essere costruire un’atletica italiana nella quale il talento possa nascere, crescere e trovare opportunità di esprimersi in ogni parte del Paese. E questa è una sfida che riguarda tutti.
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