«Archiviati i Giochi del Mediterraneo, Taranto prova ad interrogarsi sul suo futuro e quello dei tanti impianti realizzati o rimodernati. Un’eredità preziosa che non possiamo disperdere». È da queste riflessioni che nasce la proposta dello scrittore tarantino e curatore editoriale, Lorenzo Laporta, che ha avviato una raccolta firme per candidare la città come sede del nuovo Centro di Preparazione Olimpica (CPO) al servizio di tutto il Sud Italia, con annessi Centri Tecnici Federali. La petizione, lanciata su Change.org, in pochissimo tempo ha raggiunto le 11mila firme.
L’appello è diretto, forte e chiaro, a istituzioni, CONI, Regione Puglia e Comune di Taranto. «In questo modo – spiega il promotore - gli impianti non diventeranno cattedrali nel deserto, ma la culla dell’atletismo mediterraneo». E, come ogni progetto che si basa sulla concretezza, c’è già anche l’ipotesi di un nome: titolarlo alla memoria di Ikkos. «Taranto ha una storia millenaria – spiega Laporta - scritta nella pietra della fatica e nell'oro della gloria. È la terra di Ikkos, l’atleta e medico che nel V secolo a.C. dominò le Olimpiadi antiche e scrisse il primo trattato al mondo sulla nutrizione sportiva. Ikkos ha insegnato al mondo come si prepara un campione. Taranto ha tutto per tornare a farlo. Oggi la nostra città attende il riscatto che merita».
Con un investimento governativo di circa 300 milioni e oltre 40 impianti realizzati o riqualificati in Puglia (ma con una particolare attenzione a Taranto), i Giochi del Mediterraneo hanno rappresentato una straordinaria vetrina per il territorio. Ma, come più volte sottolineato, oltre a rispondere agli standard internazionali richiesti dalla manifestazione conclusasi pochi giorni fa, rappresentano anche un investimento per il futuro, come parte della vita sportiva e sociale del territorio. Taranto, insomma, oltre i Giochi.
«Per i costi di realizzazione, gestione e manutenzione – sottolinea Laporta – occorre una visione più ampia su cosa accadrà nei prossimi anni. Ed è questo il momento in cui tracciare le linee guida. Da qui la mia proposta del CPO che potrà vivere con la presenza costante di atleti, società, federazioni».
Tra gli impianti, il nuovo stadio Erasmo Iacovone, lo stadio del Nuoto Torre d’Ayala con due piscine Olimpioniche da 50 metri (una coperta e una scoperta, affacciata sul Mar Grande), il PalaRicciardi (tra quelli indoor e outdoor più importanti d’Italia), il Parco dei Giochi del Mediterraneo (skateboard e padel), il Magna Grecia Tennis Center. Opere, dunque, non finalizzate alla sola manifestazione, ma che devono diventare progettualità duratura per il territorio. Un bene che appartiene alla comunità, ma che andrà valorizzato. E che, di conseguenza, potrà creare nuove opportunità professionali, oltre che creare lo sviluppo di un turismo sportivo a carattere internazionale.
«Lo sport – conclude il promotore - è l'alternativa pulita alla monocultura industriale. È salute, economia, futuro per le nostre comunità. Il Meridione ha bisogno di un faro olimpico per bloccare la fuga dei nostri talenti verso il Nord. Abbiamo un clima perfetto tutto l'anno, centralità nel Mediterraneo e un aeroporto, quello di Grottaglie, che deve finalmente decollare a supporto del territorio».
Poi si rivolge direttamente alle istituzioni: «Non perdiamo questa corsa. Taranto olimpica non è un sogno, a questo punto è un diritto. Permettiamo a Taranto di brillare ancora una volta, affinché possa diventare un faro di speranza e successo per tutto il Sud Italia. La storia lo richiede, il futuro lo merita».
Credits foto: Andrea Masini/CONI