Lo sport ama presentarsi come una faccenda razionale: cronometri, VAR, sensori, statistiche, algoritmi capaci di calcolare una probabilità di vittoria mentre la partita è ancora in corso. Poi arriva il momento in cui nessun dato sa dire davvero che cosa succederà. Ed è lì che, misteriosamente, compare un animale. Alla Lazio succede dal 2010. Per quindici anni Olimpia, l’aquila del club, ha sorvolato l’Olimpico prima delle partite casalinghe trasformando pochi minuti di volo in un rito collettivo. Nel gennaio 2025 tutto si è fermato dopo il licenziamento del falconiere Juan Bernabé; sembrava la fine di una tradizione diventata parte dello spettacolo. Invece, undici mesi dopo, è arrivata Flaminia: nuova aquila, nuovo falconiere e di nuovo le ali sopra lo stadio. Perché certi simboli, nello sport, appartengono ormai più al pubblico che a chi li porta in scena.
L’oracolo animale più famoso resta però Paul, il polpo dell’acquario di Oberhausen. Ai Mondiali del 2010 gli venivano calati nella vasca due contenitori identici con le bandiere delle squadre: lui sceglieva dove mangiare. Indovinò tutte e sette le partite della Germania e anche la finale, indicando la Spagna contro l’Olanda. Otto pronostici, otto risultati corretti. A quel punto non era più un mollusco che cercava una cozza: era diventato un commentatore sportivo con otto tentacoli e una percentuale di successo che molti esperti avrebbero firmato volentieri. La sua eredità ha prodotto un’intera scuola. Nel 2018, ai Mondiali di Russia, toccò ad Achille, gatto bianco e sordo dell’Ermitage di San Pietroburgo. Anche lui sceglieva fra due ciotole contrassegnate dalle bandiere. Partì bene, azzeccando diversi risultati, prima di inciampare su Nigeria-Argentina: segno che perfino gli oracoli possono avere una giornata storta.
La Germania, in materia, sembra avere una particolare vocazione. Nelly, un’elefantessa del Serengeti-Park di Hodenhagen, non si limitava a scegliere del cibo: faceva direttamente calcio, tirando un pallone verso una delle due porte dedicate alle squadre. Per anni è stata interpellata in occasione di Mondiali, Europei e Champions League. E nel 2024, alla vigilia degli Europei, è comparso anche Walter, orangutan dello zoo di Dortmund, chiamato a scegliere fra due secchi per Germania-Scozia. Duemila anni di astrologia e siamo arrivati a un primate davanti a due contenitori con delle sciarpe. Naturalmente nessuno di questi animali conosce il futuro. Ed è proprio questo il bello. Lo sappiamo noi, lo sanno gli acquari, gli zoo e probabilmente, con un certo anticipo, anche gli animali stessi. Non chiediamo davvero a un polpo chi vincerà il Mondiale. Gli chiediamo di dare una forma all’unica cosa che lo sport, nonostante tutta la tecnologia accumulata, non è ancora riuscito a eliminare: l’incertezza. Perché possiamo misurare la velocità di un tiro, i chilometri percorsi, il possesso palla, gli expected goals e persino la stanchezza di un atleta. Possiamo costruire modelli sempre più sofisticati. Ma finché una partita non è finita rimane uno spazio minuscolo nel quale può succedere qualunque cosa. Ed è probabilmente per questo che continuiamo a guardarla. E, ogni tanto, per sicurezza, chiediamo anche al polpo.
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